Roma, ai domiciliari trasforma casa in “droga shop”: due arresti

Roma, ai domiciliari trasforma casa in “droga shop”: due arresti
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Sabato 12 Dicembre 2020, 11:56

Si trovava ai domiciliari ma per continuare i suoi affari ha trasferito la sua attività di spaccio nella propria abitazione. Nell’ambito dell’attività di contrasto al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti della Compagnia Carabinieri di Monterotondo, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno arrestato l’uomo e il suo complice, in flagranza di reato, per detenzione ai fini di spaccio. 

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Si tratta di due albanesi di 29 e 32 anni, entrambi residenti a Mentana. I militari, insospettiti dal continuo via vai di persone sotto il domicilio del 29enne, dove transitavano di frequente per controllare che non si allontanasse da casa perché in regime di detenzione domiciliare per scontare la pena alternativa al carcere per precedenti reati sempre legati agli stupefacenti, hanno deciso di intraprendere un servizio di osservazione con abiti dissimulati ed autovetture civetta. In questo modo hanno prima accertato le cessioni di droga effettuate dal 32enne fermando gli acquirenti e recuperando le dosi di cocaina e, successivamente, con una irruzione nell’appartamento ed una perquisizione domiciliare, hanno rinvenuto ulteriori 107 grammi di cocaina ancora da confezionare, svariato materiale per la preparazione e il confezionamento dello stupefacente e la somma di oltre 6.300 euro in contanti. 

La cocaina sequestrata, ancora da predisporre in singole dosi, avrebbe consentito ai due spacciatori di vendere altre 400 dosi, con un ricavo di somme ben superiori ai 12mila euro. Così sono stati arrestati sia il padrone di casa, quale materiale detentore della sostanza stupefacente, ristretto incurante dei rigori di legge imposti dalla restrizione agli arresti domiciliari in atto, sia l’amico e complice nell’attività di spaccio che effettuava le consegne della droga. Gli arrestati, su disposizione del Pubblico Ministero di turno presso la Procura di Tivoli, sono stati associati presso il carcere di Rieti, mentre gli acquirenti fermati sono stati segnalati amministrativamente alla Prefettura di Roma.

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