ROMA

Mattia investito a Roma, il ragazzo che l'ha travolto: «Forse correvo troppo, non l'ho visto»

Sabato 13 Giugno 2020 di Marco Carta
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«Forse correvo troppo, ma non sono un drogato». Ha ammesso in parte le sue colpe. Ma al tempo stesso ha cercato di smarcarsi dall'accusa di essersi messo al volante sotto l'effetto di stupefacenti: «Forse qualcuno mi ha fatto fumare qualcosa a mia insaputa». Pronto a collaborare ma evasivo sui punti ancora oscuri della vicenda. Si è difeso così ieri mattina nell'interrogatorio di convalida Federico Costantino, il 22enne che la sera dell'8 giugno scorso ha investito e ucciso con la sua Peugeot 208 il 14enne Mattia Roperto in zona Infernetto. «Me lo sono trovato davanti all'improvviso. Ma non ero distratto». Il racconto di Federico, che indossa una felpa grigia con il cappuccio, parte dalle ore che precedono l'incidente mortale. «Non avevo nemmeno bevuto», ha ricordato il giovane geometra accusato di omicidio stradale che, prima di salire a bordo della sua Peugeot, aveva cenato a casa coi suoi genitori. Una serata tranquilla, come tante altre. I suoi amici lo aspettano al circolo ricreativo vicino casa per giocare a biliardo, la sua passione. Il percorso, Federico, lo conosce a menadito, forse troppo. Non ha problemi di vista, non porta gli occhiali. Tanto da guidare, nonostante il buio, con eccessiva confidenza lungo via Francesco Cilea, una strada ad alto scorrimento del quartiere, la cui pericolosità più volte è stata segnalata alle istituzioni dai comitati locali. A ridosso dell'incrocio incriminato il limite è di 30 kmh. Ma la Peugeot di Federico, difeso dall'avvocato Graziano Rondinelli, viaggia almeno al doppio della velocità.

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LA CONFESSIONE
«Non andavo piano - ha ammesso il giovane - Non ho visto quel gruppo di ragazzini e me li sono trovati davanti all'ultimo momento. Ho provato a schivarli ma non ce l'ho fatta». La sua ricostruzione, pur se parziale, ricalca il quadro già ricostruito dai vigili del gruppo Tintoretto, intervenuti sul luogo dell'incidente: secondo la prima perizia, infatti, l'auto guidata da Costantino viaggiava almeno sui 70 chilometri orari quando ha falciato Mattia, che aveva appena messo piede sulle strisce pedonali dell'incrocio, capeggiando un gruppetto di amici. Sulla strada non ci sono segni di frenata, tanto che il corpo di Mattia vola per oltre venti metri. Il parabrezza dell'auto, invece, è distrutto. Alcuni testimoni, gli amici di Mattia, sostengono di aver visto il 22enne con gli occhi chini verso la tastiera del suo smartphone mentre si trovava alla guida. Ma su questo punto, il giovane geometra è stato categorico: «Non ero distratto dal telefono» ha detto e solo le trascrizioni dei tabulati telefonici e dei messaggi, indispensabili per capire se effettivamente il giovane al momento dell'incidente fosse impegnato in una conversazione o in una chat, potranno permettere di appurare la sua versione dei fatti.

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I NODI DA SCIOGLIERE
Quello del telefono non è l'unico nodo da sciogliere, però. Dopo l'incidente mortale, infatti, i primi esami tossicologici sul giovane evidenziano una positività ai cannabinoidi. Eppure, incalzato dalle domande del pm Andrea Cusani, il 22enne, che fuma abitualmente sigarette, in maniera evasiva ha cercato di smarcarsi da ogni accusa di essere un consumatore di droghe leggere. «Io non faccio uso di droghe. Non so come sia possibile questa cosa. Forse qualche amico mi ha offerto un tiro di sigaretta modificato, con qualcosa dentro a mia insaputa. Non lo so. Non so spiegare la presenza di cannabis nelle mie analisi». Anche su questo aspetto, a fare luce saranno i riscontri di secondo livello disposti dalla procura, che permetteranno di accertare con precisione, quantità e tempi di assunzione della sostanza. Nei confronti del giovane geometra, incensurato e senza precedenti per guida pericolosa, il pm Andrea Cusani ha chiesto, al termine dell'interrogatorio, la convalida dell'arresto e la misura dei domiciliari. La decisione del gip Livio Sabatini, è attesa per oggi. 

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