Telefonini a scuola, l'Istituto Massimo a Roma diventa la prima scuola "cellular free":

Sabato 26 Gennaio 2019

Dopo una lunga sperimentazione, con il nuovo anno scolastico, l'Istituto Massimo di Roma ha scelto di rendere definitiva la scelta di essere una scuola «Cellular Free»: tutti gli alunni, dalle elementari ai Licei Classico Internazionale e Liceo Scientifico Internazionale, devono consegnare all'ingresso ogni mattina ai bidelli tutti i telefoni cellulari personali che vengono posti all'interno di un contenitore trasparente e riconsegnati all'uscita.

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Per il Padre Giovanni La Manna, direttore generale dell'Istituto: «all'Istituto Massimo la priorità è il bene maggiore dei ragazzi, loro hanno la possibilità di trasformare questo mondo, di renderlo giusto, di dare le giuste priorità, quindi la persona al primo posto. I nostri ragazzi sono persone e ci sforziamo di crescere con loro in giustizia e attenzione al prossimo».
 

Il direttore spiega che la scelta di rendere la scuola «cellular free» è legata alla volontà di «aumentare la socializzazione tra i ragazzi ed evitare continue fonti di distrazione, che oggi non sono più solo i messaggi o le telefonate, ma continue notifiche. I ragazzi hanno guadagnato una maggiore concentrazione, sono diminuite enormemente le situazioni di distrazione in classe.

Tutto questo è stato affiancato ad un uso sempre maggiore di tecnologie didattiche come tablet, LIM e anche realtà virtuale immersiva, inserite però in attività curriculari di gruppo. Vogliamo formare persone che usano la tecnologia e non che ne siano usati e sfruttati». L'Istituto ha corsi su tematiche legate all'ambiente, all'accoglienza, alle tecnologie spaziali, alla storia dell' arte alla robotica e stampa 3D. Tablet e personal computer sono ammessi quando sono previste attività didattiche che ne prevedano l'utilizzo, sotto la supervisione dei docenti.

«Il divieto è stato introdotto per offrire agli studenti dell'Istituto Massimo una opportunità, per creare uno spazio libero per farli crescere e ragionare liberamente, senza la pressione generata da tutte le App che devono »monetizzare« i loro servizi apparentemente offerti gratuitamente. Uno spazio in cui ci sia ancora posto per relazioni interpersonali non mediate per forza dalla tecnologia», conclude il direttore.

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