Mascherine mai arrivate alla Regione Lazio, si indaga sulle società legate alla Ecotech

Giovedì 30 Aprile 2020 di Michela Allegri
Blitz della Finanza nella sede della Protezione civile regionale in via Laurentina. Dopo avere acquisito documentazione presso la Regione Lazio la scorsa settimana, per il caso delle mascherine fantasma, ora le fiamme gialle, coordinate dalla pm Elena Neri, si sono presentate negli uffici dell’Ente per effettuare ulteriori controlli e fare una copia di ordini, mail, contratti e ricevute di bonifico. Ricostruire i passaggi del pasticcio dell’affidamento diretto della commessa da 35,9 milioni di euro per la fornitura di 9,5 milioni di mascherine - solo due milioni sono state già consegnate, a fronte di un anticipo di almeno 11 milioni di euro pagato alla Ecotech - non è facile. E giorno dopo giorno nuovi tasselli si aggiungono a un puzzle complicato. I finanzieri hanno acquisito la documentazione relativa al contratto, ma anche i carteggi con altre società, la Exor - alla quale la Ecotech ha pagato un anticipo milionario per ottenere una partita di mascherine - e la Este Italia, che in un esposto ha dichiarato di avere sottoposto alla Protezione civile del Lazio un’offerta più vantaggiosa rispetto a quella fatta dalla ditta che si è aggiudicata l’incarico, ma di essere stata ignorata. Ed è proprio questo il nuovo fronte dell’inchiesta: capire se le procedure seguite nella fase dell’affidamento siano state regolari o meno, e verificare se siano state scartate offerte che avrebbero permesso all’Ente di risparmiare.

Intanto i dispositivi di protezione individuale non sono mai arrivati a destinazione e nei giorni scorsi la Regione ha rescisso il contratto con la Ecotech, anche se non è chiaro se gli 11 milioni di anticipo, già pagati alla ditta, verranno recuperati. I titolari dell’azienda, che sono già stati indagati per inadempimento in pubbliche forniture, hanno infatti dichiarato di non avere tenuto per sé il denaro e di essere stati a loro volta raggirati: hanno speso più di 9 milioni per pagare due fornitori, la Exor, società svizzera, e la Giosar, ditta inglese. Ma i prodotti sono rimasti bloccati all’estero.
Ad accorgersi delle irregolarità, prima che lo scandalo venisse a galla, è stata la consigliera regionale Chiara Colosimo, che il 7 aprile ha fatto un’interrogazione in aula. L’11 aprile, però, nonostante i ritardi di consegna, la Regione Lazio ha rinnovato i contratti della Ecotech, prima della revoca definitiva arrivata solo la scorsa settimana. E adesso proprio quel contratto milionario, con un preventivo apparentemente più alto rispetto ai prezzi di mercato, potrebbe diventare il vero nodo della vicenda. Sul punto, la trasmissione Le Iene, che ha fatto un servizio sul caso, ha chiesto spiegazioni al capo della Protezione Civile della Regione Lazio, Carmelo Tulumello, che ha dichiarato: «Noi le aziende le abbiamo chiamate direttamente, cercandole di notte anche su Internet perché tutte quelle che noi chiamavamo non avevano il prodotto. Io compro quello che mi si chiede di comprare e al miglior prezzo in cui lo trovo».

Sulla vicenda delle mascherine laziali indaga anche la Corte dei conti. E presto potrebbe arrivare un nuovo esposto in procura: «Nonostante la presentazione in Parlamento di due nostre interrogazioni, siamo costretti a presentare, così come annunciato, un esposto alla Procura della Repubblica - ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia - E lo faremo soprattutto avendo ormai certezza anche delle dichiarazioni della Ecotech secondo cui i milioni anticipati non saranno restituiti all’Ente, e che la fideiussione non ci risulta essere stata registrata e quindi è tale da non essere valida». © RIPRODUZIONE RISERVATA