Omicidio Vannini, svolta nelle indagini: il figlio di Ciontoli di nuovo nel mirino

Sabato 22 Giugno 2019 di Emanuele Rossi
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Omicidio Vannini, svolta nelle indagini: il figlio di Ciontoli di nuovo nel mirino

Viola Giorgini finisce di nuovo di fronte ai magistrati. Si allunga la lista delle persone informate sui fatti convocate in procura a Civitavecchia nel secondo filone d’inchiesta relativo all’omicidio di Marco Vannini. La fidanzata di Federico Ciontoli, anche lei in casa a Ladispoli la sera della tragedia, è stata chiamata e già ascoltata per circa un’ora dal procuratore capo, Andrea Vardaro, e dal pm che tiene in mano il fascicolo, Roberto Savelli. Un altro decisivo passo in avanti nell’indagine avviata dopo le parole del testimone Davide Vannicola, il commerciante che ha rivelato una confidenza choc del suo amico ed ex comandante della caserma dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo.

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Titolare di una pelletteria a Tolfa, Vannicola, ha raccontato prima in tv a “Le Iene”, confermando poi tutto agli inquirenti, che Izzo gli avrebbe rivelato che a sparare a Marco Vannini il 17 maggio del 2015 non sarebbe stato Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina con un ruolo nei servizi segreti, ma il figlio Federico. Parole non passate inosservate e che sono costate un’indagine per «favoreggiamento in omicidio» e «falsa testimonianza» al luogotenente Izzo, non più in servizio a Ladispoli, il quale ha rispedito ogni accusa al mittente.

Perché viene tirata in ballo nuovamente Viola Giorgini? Forse la procura, che mantiene il massimo riserbo, vuole capire più approfonditamente la posizione della giovane in merito proprio alla testimonianza di Vannicola che ricollocherebbe al centro della scena il fidanzato Federico. Torna in mente una frase nella nota intercettazione del 18 maggio di quattro anni fa nella caserma dei carabinieri di Civitavecchia: «T’ho parato il c...», aveva detto Viola Giorgini a Federico Ciontoli dopo essere stata interrogata nell’immediatezza dei fatti. Cosa voleva dire?

Proprio per le intercettazioni ambientali e per la sua presenza nella villa dei Ciontoli al momento del ferimento di Marco, deceduto poi al pronto soccorso dopo tre ore di agonia, il sostituto procuratore, Alessandra D’Amore, l’aveva iscritta nel registro degli indagati per omissione di soccorso chiedendo la sua condanna a tre anni di carcere nella successiva requisitoria. Viola Giorgini però in primo grado era stata assolta dalla Corte d’assise di Roma presieduta dai giudici Anna Argento e Sandro Di Lorenzo. I Ciontoli, al contrario di Giorgini, non verranno ascoltati dai magistrati poiché hanno un giudizio pendente.

Non è da escludere che altre persone vengano convocate in procura come informate sui fatti. È accaduto con il brigadiere Manlio Amadori, con altri due carabinieri di Ladispoli, alcuni stretti conoscenti di Izzo e la sua ex moglie e anche la compagna di Vannicola. In attesa che la Cassazione si pronunci su uno dei casi più tormentati d’Italia dove un’intera famiglia è stata condannata in secondo grado per omicidio colposo: il capofamiglia Antonio Ciontoli a 5 anni (in primo grado a 14 per omicidio volontario) mentre a 3 la moglie, Maria Pezzillo e i figli, Martina e Federico. I genitori di Marco Vannini, Valerio e Marina, sono chiusi nel loro dolore a Cerveteri e invocano «verità e giustizia» per il figlio morto a 20 anni.

Ultimo aggiornamento: 14:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA