Sintomi della malaria ma in ospedale non se ne accorgono, muore una 68enne romana: medici a giudizio

Morì per una malaria non diagnosticata: tre medici a giudizio
di Francesca De Martino
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Venerdì 24 Settembre 2021, 07:14 - Ultimo aggiornamento: 08:58

Nel 2019, quando il Covid cominciava a diffondersi ma non era ancora riconosciuto, in Italia, ci sarebbe stato chi non era in grado di diagnosticare la malaria. Una delle infezioni più diffuse e antiche. È successo a Roma, a una signora di 68 anni, di ritorno da una vacanza in Etiopia, il 9 settembre 2019. La donna aveva la febbre alta, tipica della malattia tropicale. Ma quando la donna è arrivata al pronto soccorso dell'Ospedale Sant'Eugenio, tre medici non si sono accorti che quei sintomi erano dovuti alla malaria. E quell'errore dei sanitari, per la signora si è rivelato fatale. Ieri i tre medici, ritenuti responsabili del decesso della donna, sono stati rinviati a giudizio dal gip su richiesta del pm Pietro Pollidori.

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L'accusa è di omicidio colposo dovuto a responsabilità medica perché «tutti omettevano di diagnosticare l'infezione malarica - si legge dal capo d'imputazione - e di adottare i relativi provvedimenti terapeutici urgenti e necessari». L'inizio del processo è fissato al 21 giugno prossimo.

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IL CONTAGIO
La donna, romana, era andata in vacanza in Etiopia dal 12 al 24 agosto del 2019. Un viaggio di piacere, in piena estate. Ma appena era rientrata in Italia aveva iniziato ad accusare problemi di salute. Non si era sentita molto bene. Poi era arrivata la febbre alta. Così, il 6 settembre si era presentata febbricitante al pronto soccorso dell'Ospedale Sant'Eugenio. Aveva detto ai medici di essere stata in vacanza in Africa e quest'informazione era stata inserita nella sua cartella clinica. Ma solo una dottoressa aveva disposto il prelievo di sangue per mandare il campione al Centro malattie infettive dell'Istituto Spallanzani, per l'analisi di rito. L'esito dell'esame di quel campione è arrivato, però, troppo tardi: a 54 ore dall'ingresso in ospedale, la donna era deceduta. Per la Procura, che ha disposto una perizia medica, non c'è dubbio, sul fatto che la sessantottenne sia morta «per coagulazione intravascolare disseminata complicata da insufficienza multi-organica conseguente a infezione malarica».

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L'accusa contesta ai medici di non avere effettuato «l'appropriato iter diagnostico - si legge dagli atti - ossia immediato test specifico per verificare la sussistenza della malaria, patologia che doveva essere già ipotizzata al momento dell'arrivo al pronto soccorso del nosocomio per i chiari sintomi evidenziati tra cui la febbre elevata». Agli imputati si contesta anche di non avere disposto il trasferimento della signora nel centro malattie infettive. «I medici - si legge ancora nel capo di imputazione - omettevano di disporre immediato trasferimento verso una struttura ospedaliera idonea per la cura di malattie infettive, così che non veniva intrapresa in maniera adeguata e tempestiva la terapia antimalarica con conseguente evento letale».
 

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