Macro, riapre il museo del contemporaneo: gratis fino al 2022, tra risate "d'autore", architettura e gonfiabili

Giovedì 16 Luglio 2020 di Laura Larcan
foto di GIACOMO GABRIELLI/TOIATI

La risata del grande artista Gino De Dominicis, incalzante, ansiogena, ripetitiva fino quasi al fastidio, diffusa dagli altoparlanti, dà il benvenuto al pubblico del Macro di via Nizza che riapre dopo mesi di restyling e lockdown. Una fase importante, a lungo attesa, per questo speciale spazio museale dedicato al contemporaneo. Pareti rimosse, muri divisori smontati, quello che colpisce ora è lo spazio, l'estro architettonico di ballatoi vertiginosi che ora "volano" sopra le sale (prima chiusi e inaccessibili), di gallerie "infinite", di corridoi e scale che sembrano svilupparsi a gemmazione continua. Ora davvero sembra tornare protagonista l'architettura concepita dall'archistar Odile Decq, e che da oggi viene reinterpretata con il nuovo progetto espositivo "Editoriale. Museo per l'Immaginazione Preventiva" firmato dal giovane direttore Luca Lo Pinto. Un Macro-sforzo per riaprire. Un gioco di parole che sintetizza l'impresa di Lo Pinto e del suo staff per rianimare il museo comunale (Lo Pinto è subentrato alla direzione di Giorgio De Finis).
 

 

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Il nuovo percorso, articolato in 53 opere di 33 artisti, vuole coinvolgere tutti gli spazi museali, l'ala nuova e le strutture più "antiche" legate all'ex edificio della Birreria Peroni. Installazioni, sculture gonfiabili, video proiezioni, fotografia, pittura, i linguaggi sono diversificati. «L'emergenza ci ha imposto di ripensare e testare la struttura - racconta Luca Lo Pinto - Ed è stata una sfida partire dopo mesi di quarantena e emergenza Covid, portando avanti la scelta insolita di aprire d'estate. Ma l'abbiamo fatto perché pensiamo che le persone abbiano voglia e bisogno di rivedere questi spazi, ed è giusto che questi spazi si offrano al pubblico, soprattutto in modo gratuito. La nuova mostra vuole essere un'introduzione al museo come "rivista vivente": non è una mostra tematica, e si dipana in tutti gli spazi, anche quelli non adibiti solitamente a mostre. Anzi, è l'occasione per riscoprire questo spazio architettonico complesso, un corpo con due teste. Non ci sono solo opere d'arte, ma anche documenti e archivi fotografici. Come quello di Marcello Salustri su Roma o l'archivio storico della Birreria Peroni. Il Macro vuole essere una scatola fisica e concettuale, con il racconto di figure storiche e affermate, accanto a creativi che hanno portato avanti anche ricerche eccentriche».

Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla Crescita culturale, ha annunciato che il Macro sarà ad ingresso gratuito fino alla fine del 2022: «Aprire a luglio e gratis è un modo per far vivere il museo alla città, un regalo ai romani", ribadisce Lo Pinto. La mostra durerà fino al 27 settembre. Poi, da metà ottobre partiranno altri progetti espositivi che introducono al 3 dicembre quando aprirà il museo "impaginato». Le opere della collezione permanente restano il nodo cruciale del Macro. In consegna alla Sovrintendenza, la collezione storica resta chiusa nei depositi del Macro. Turcato, Dorazio Accardi, Ceroli, Pizzi Cannella, Scialoja...nulla si può vedere. Il direttore Lo Pinto ha in serbo un progetto alternativo: ha invitato la fotografa Giovanna Silva a fotografare i depositi e farne immagini d'autore da condividere con gigantografie che rivestono ora lunghe gallerie. Dal 3 dicembre incorniceranno la mostra "RetroFuturo": un palinsesto di giovani artisti. Perché: «Il Macro vuole essere un museo Italia delle generazioni più giovani», conclude Lo Pinto.

Ultimo aggiornamento: 21:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA