Luca Sacchi, la sentenza: 27 anni a Del Grosso, 25 a Pirino e De Propris. Tre ad Anastasiya per compravendita di droga

Il verdetto di primo grado per l’omicidio dell’ottobre 2019

Luca Sacchi, la sentenza: 27 anni a Del Grosso, 25 a Pirino e De Propris. Tre ad Anastasiya per compravendita di droga
di Michela Allegri
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Martedì 29 Marzo 2022, 20:52 - Ultimo aggiornamento: 31 Marzo, 10:17

Le ore che i giudici trascorrono in camera di consiglio sembrano interminabili. Anastasiya cammina e fuma nervosamente nel cortile della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio.

Quando entra, non scambia nemmeno una parola con i genitori di Luca Sacchi e con il fratello, seduti dall’altro lato dell’aula: lei sul banco degli imputati, loro parti civili, con gli occhi gonfi di emozione. Per la lettura del dispositivo arrivano anche i tre accusati di concorso in omicidio. Dopo più di 10 ore di attesa, escono i giudici della I Corte d’Assise: «27 anni di reclusione per Valerio Del Grosso, 25 anni a testa per Paolo Pirino e Marcello De Propris».

L’accusa per tutti e tre è concorso nell’omicidio di Luca Sacchi. Anastasiya Kylemnyk, la fidanzata di Luca, è stata condannata a 3 anni - e a pagare 30mila euro di multa - per avere preso parte a un tentativo di compravendita di droga. Ma in questo processo è anche parte offesa: è stata aggredita con una mazza da baseball e dovrà venire risarcita dagli imputati. La quantificazione spetterà al Tribunale civile. I giudici hanno invece disposto una provvisionale immediatamente esecutiva per i familiari di Sacchi: Del Grosso, Pirino e De Propris dovranno pagare, in solido, 200mila euro a testa ai genitori di Luca, Alfonso Sacchi e Concetta Galati, e 150mila euro al fratello. «L’ergastolo l’hanno dato a noi. Luca è morto per aiutare Anastasiya e questo lei se lo deve ricordare a vita», ha detto la madre di Luca, assistita dagli avvocati Armida Decina e Paolo Salice.


L’AGGUATO
Sono passati due anni e mezzo dall’omicidio del personal trainer diciannovenne, ucciso con un colpo di pistola alla testa davanti al pub John Cabot, nel quartiere Appio Latino. La condanna per Del Grosso, il pusher di Casal Monastero che il 23 ottobre 2019 ha premuto il grilletto, è meno pesante di quella chiesta dalla Procura: la pm Giulia Guccione aveva sollecitato l’ergastolo per omicidio aggravato. Era stato lui a sparare dopo una trattativa per la compravendita di droga sfociata in una rapina e culminata con l’omicidio. Pirino avrebbe materialmente partecipato all’agguato, aggredendo Anastasiya con una mazza e rubandole lo zaino, nella convinzione che contenesse 70mila euro. Marcello De Propris, fornitore di Del Grosso, oltre alla droga gli avrebbe consegnato anche la pistola. Suo padre, Armando De Propris, accusato di detenzione illegale di armi, è stato assolto.


Ma ecco i fatti. Nell’ottobre 2019 a organizzare la trattativa per comprare 70mila euro di erba da Del Grosso e Pirino, secondo l’accusa, è Giovanni Princi, amico di Luca e di Anastasiya, che per questa vicenda ha concordato una pena di 3 anni. L’appuntamento con i pusher è davanti al pub all’Appio Latino. Il denaro è all’interno di un sacchetto per il pane, che Princi mette nello zaino della ragazza. Quando vede i soldi, Del Grosso cambia idea: chiama De Propris e dice di avere intenzione di fare una rapina. Vuole prendere i 70mila euro senza consegnare in cambio la droga. Per questo porta con sé la pistola: «Li volevo solo spaventare», dirà agli inquirenti. La situazione, però, precipita. Quando Pirino aggredisce Anastasiya, Luca reagisce. E Del Grosso gli spara. Poi, fugge insieme a Pirino. I due vengono arrestati nel giro di 24 ore. Anche Anastasiya e Princi vengono indagati per avere partecipato alla trattativa legata alla droga. I soldi non verranno mai trovati.
La Procura esprime soddisfazione per la sentenza.

Luca era stato ucciso con un solo colpo, alla nuca: «Un’azione durata 31 secondi», aveva spiegato la pm Guccione durante la requisitoria, sottolineando l’assurdità di quella violenza, definita «incomprensibile e immotivata». A carico degli imputati sono cadute le aggravanti della premeditazione e dell’ingente quantitativo di stupefacente. Da qui la decisione di non condannare Del Grosso all’ergastolo. «Rinviamo ogni commento a quando leggeremo le motivazioni. I giudici hanno concesso le attenuanti generiche e hanno voluto dare una possibilità di recupero a questo ragazzo, che ha anche un bambino piccolo», ha detto l’avvocato Alessandro Marcucci, che insieme a Valerio Spigarelli assiste l’imputato.

La Kylemnyk ha preferito non commentare. Mentre il suo legale, Giuseppe Cincioni, ha dichiarato: «Non siamo soddisfatti. Le sentenze vanno lette prima di essere commentate. Siamo pronti a fare appello».
 

L'omicidio e le tappe

 

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