LUCA SACCHI

Luca Sacchi incontrò alcuni giorni prima del delitto i giovani che lo uccisero

Mercoledì 10 Giugno 2020 di Valentina Errante
Luca Sacchi con la ragazza ucraina

La linea dei genitori di Luca Sacchi non cambia. Per loro, la notte del 23 ottobre, quando un colpo di pistola lo uccide, il figlio si trovava davanti al pub John Cabot, e a un incontro con gli spacciatori, solo per tirare fuori dai guai la fidanzata Anastasia. Lo hanno ribadito ancora una volta ieri, al termine dell’udienza davanti alla Corte d’assise, che dovrà giudicare cinque imputati (in tre sono accusati di omicidio). Sotto accusa, per violazione della legge sugli stupefacenti, c’è anche lei, Anastasia, che figura anche come parte civile, perché quella notte, per sottrarle lo zainetto pieno di soldi (circa 70mila euro), Paolo Pirino l’ha colpita con una mazza da baseball. «Luca sapeva, evidentemente sì, ma non tutto. Sapeva che Anastasia si era cacciata in qualche brutto guaio ed era andato lì per proteggerla, come faceva sempre», hanno ripetuto Tina e Alfonso Sacchi. Ieri hanno assistito all’udienza a porte chiuse: neppure una parola a quella ragazza, che accusano di avere coinvolto Luca in un brutto giro. «Luca si trovava lì quella sera - aggiungono i genitori - per cercare di tirar fuori dai guai lei e non per la trattativa di droga. Evidentemente non c’è riuscito». Agli atti del processo, però, ci sono le testimonianze degli amici e i messaggi tra Anastasia e Luca, dai quali sembra emergere che il ragazzo fosse consapevole della trattativa per l’acquisto di un grosso quantitativo di droga. 

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Ieri, davanti alla prima corte d’Assise, le difese di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, accusati di omicidio insieme a Marcello De Propris, hanno sollevato una serie di eccezioni preliminari: la nullità del decreto che dispone il giudizio immediato e la legittimità costituzionale della norma che esclude dal rito abbreviato (a loro non concesso) gli imputati per omicidio. I giudici scioglieranno la riserva sulle eccezioni nella prossima udienza, prevista il 23 giugno. Intanto il 21 giugno arriverà la sentenza per Giovanni Princi, l’amico di Luca accusato di essere il regista e il mediatore nella la compravendita di circa 15 chili di hashish. Una trattativa finita con la morte di Sacchi. Il pm Nadia Plastina ha chiesto una condanna a sei anni e quattro mesi e una multa di 30mila euro.
Dagli atti è emerso, però, che Sacchi, amico da anni di Princi, conosceva anche Del Grosso e Pirino. I due killer che, a bordo di una smart, quella sera, avrebbero dovuto consegnare la “merce”, salvo poi decidere di tenersi la roba e rubare i 70mila euro. Una settimana prima dell’omicidio, infatti, li aveva incontrati a Casal Monastero. Forse un incontro preliminare, secondo gli investigatori, probabilmente organizzato da Princi. Il 18 ottobre scorso, infatti, i cellulari dei quattro ragazzi si erano agganciati tra 15,30 e le 16 alla stessa cella telefonica. «A dimostrazione che l’incontro tra i due gruppi - hanno annotato i carabinieri in un’informativa - è verosimilmente avvenuto». 
Ma c’è di più. Tre ore dopo l’incontro con gli spacciatori Luca Sacchi e Anastasia si scambiano dei messaggi. Il contenuto è di interesse investigativo, sembra rimandare all’organizzazione di un progetto. Probabilmente quello che avrebbe dovuto andare in porto alcuni giorni dopo ma che costerà la vita a Luca. «Amo novità? Ti attieni ai piani?», scrive lui. «Sì ci vediamo dopo» la risposta. «Spero tu faccia come mi hai detto - ribatte il 24enne - se scopro che hai fatto le cose a c...., senza me».
C’è anche il verbale di un altro amico di Luca, presente al pub la sera del 23 ottobre. Il giovane ha riferito che Anastasia si era allontanata da lui e Luca con lo zaino in spalla e poi era tornata rassicurando il fidanzato: “Tutto a posto”. Secondo gli investigatori e le altre testimonianze, aveva appena mostrato i 70mila euro ai pusher. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA