LUCA SACCHI

Luca Sacchi, il testimone ammette: ci fu una trattativa per la droga

Domenica 8 Dicembre 2019 di Michela Allegri e Alessia Marani
Luca Sacchi, il testimone ammette: ci fu una trattativa per la droga

Omicidio Luca Sacchi: era già stato sentito tre volte dai carabinieri di via In Selci e aveva sempre raccontato la stessa versione, dichiarazioni ritenute, però, lacunose e quindi tutte da approfondire.  «Alle 22.30 del 23 ottobre ho ricevuto sul mio cellulare, tramite applicazione Signal, un messaggio da parte di Luca, il quale mi comunicava che era in compagnia della sua fidanzata Anastasia e che mi invitava a raggiungerlo per bere una birra al pub di via Bartoloni». Nessuna menzione alla trattativa per acquistare marijuana.

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Nessun accenno ai soldi nascosti nello zainetto della ragazza. Per questo due giorni fa, Domenico Marino Munoz, amico di Luca Sacchi, è stato convocato in Procura e ascoltato dalla pm Nadia Plastina, e per la prima volta, ha rotto il muro di omertà attorno all'omicidio dell'Appio Latino. Munoz ha deciso di collaborare con gli investigatori, forse anche per il timore di essere indagato per favoreggiamento, e ha aiutato gli inquirenti a ricostruire le tappe della contrattazione tra i ragazzi dell'Appio e i due pusher di San Basilio, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, ora in carcere per il delitto insieme a Marcello De Propris, che aveva fornito a Del Grosso la pistola usata per uccidere Luca. Ora, la Procura ha un testimone e le sue dichiarazioni, arrivate dopo quasi un mese di versioni zoppicanti, sono considerate fondamentali. E potrebbero aggravare la posizione di Giovanni Princi - già in carcere per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio - e di Anastasia Kylemnyk, che per questa vicenda è indagata ed è sottoposta all'obbligo di firma.
 

 

D'altronde proprio attraverso Princi, Munoz avrebbe stretto amicizia anche con Luca: i tre condividevano la passione per le moto e andavano a correre in pista a Latina.
Fino a due giorni fa, prima della decisione di collaborare, anche la posizione di Munoz è stata in bilico dal punto di vista investigativo. Non è mai stato indagato perché gli elementi raccolti su di lui non sarebbero stati sufficienti per arrivare a un eventuale processo, nonostante gli emissari di Del Grosso, Valerio Rispoli e Simone Piromalli - incaricati dal pusher di verificare se i ragazzi dell'Appio Latino avessero il denaro per comprare 15 kg di erba - lo avessero indicato come uno dei giovani intenzionati a comprare droga.
LE LACUNE
Appena sentito dai carabinieri, Munoz aveva raccontato di avere raggiunto Sacchi e Anastasia al pub John Cabot e non ha mai menzionato la questione droga. «Luca non mi ha mai raccontato di liti, timori o minacce ricevute, anzi mi ha sempre detto che andava tutto bene e che l'unica cosa a cui mirava era di organizzare una gara in moto - ha detto - l'ultima volta che l'ho visto è stata una settimana prima dei fatti in palestra. Non mi è sembrato affatto preoccupato. Non mi risulta che Luca facesse uso di sostanze stupefacenti né che frequenti persone poco raccomandabili». Poi, ha ripercorso i momenti dell'omicidio: «Ho provato a fermare l'aggressore di Anastasia che Luca aveva spinto a terra - cioè Pirino, ndr - ma alla mia destra ho visto arrivare un altro che aveva la mano destra lungo il fianco - si tratta di Del Grosso, ndr - poi mentre camminava avvicinandosi a Luca, che in quel momento stava prestando soccorso ad Anastasia, l'ho visto alzare il braccio, puntando una pistola verso Luca. Spaventato, sono fuggito per nascondermi dietro un'auto». Che cosa fa dopo? Una telecamera lo riprende che parlotta con Princi sul marciapiede in compagnia di una accompagnatrice non meglio identificata.
 

Ultimo aggiornamento: 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA