Luca Sacchi, un testimone: «Anastasia non aveva ferite». E un video smentisce la sua versione

Luca Sacchi, un testimone: «Anastasia non aveva ferite». E un video smentisce la sua versione
di Marco De Risi
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Domenica 27 Ottobre 2019, 18:55 - Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 18:35

Poco più di 40 secondi. Da quando la Smart di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino si ferma in doppia fila, allo sparo che uccide Luca Sacchi. C'è un video che rimette tutto in discussione sull'omicidio della Caffarella. La morte del giovane romano, causata da un proiettile partito dalla calibro 38 impugnata da Del Grosso, assomiglia sempre più a un’esecuzione. E anche la testimonianza della fidanzata 25enne della vittima, Anastasia, lascia da pensare. Anastasia racconta di essere stata colpita da una bastonata ma, portata in ospedale, non ha avuto alcuna prognosi perchè illesa e testimoni dicono di aver notato alcuna ferita. Ma non è l'unico punto oscuro.

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Ad imporre di rileggere dinamica e movente sono le immagini di videosorveglianza del negozio di tatuaggi che si trova in via Franco Bartoloni che quella notte riprendono la strada: alle 22.50 si vede passare la Smart di Del Grosso e Pirino: supera il pub John Cabot, svolta a sinistra in via Mommsen, fa il giro dell'isolato, prende due sensi unici e rispunta dalla parte opposta di via Bartoloni. Si ferma. Poi riparte e gira a destra in via Mommsen. Si blocca in seconda fila. Sono le 22.59. I due scendono dall'auto, qualche passo e sono davanti al pub. Alle 23 lo sparo. Dalle immagini, quindi, appare evidente che non c'è il tempo di un'aggressione, di una colluttazione, tantomeno di una rissa. E a fare stridere ancora di più la dinamica ed il movente è il modo come Luca perde la vita: in pochi secondi viene ucciso da distanza ravvicinata da una calibro 38, che per qualche investigatore ha quasi il sapore di un'esecuzione, anche se il killer ha detto di «aver fatto una cazzata».

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E poi c'è la questione dei soldi nello zaino. I testimoni parlano di mazzette, qualcuno le ha viste nello zaino. Ma i duemila euro dichiarati da Anastasia non bastano per fare delle mazzette da 20 e 50 euro. Per quelle ne servono molti di più. Soldi che peraltro sono spariti, qualcuno li avrebbe presi, forse un complice della coppia di rapinatori, o forse qualcun altro, magari amico degli altri due giovani. E così dopo i fermi di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino rimangono ancora alcuni punti da chiarire. Sotto la lente, in particolare, un presunto giro di droga che ruoterebbe attorno al delitto. Da stabilire chi contattò quella sera i pusher di San Basilio, partiti dall'altra parte della città per consegnare "erba" a un gruppo di amici della vittima. Ma perché partire armati, col rischio di essere pizzicati con la pistola, per consegnare al massimo un etto di droga leggera?

All'inizio della prossima settimana verrà sentita nuovamente Anastasiya, la fidanzata di Luca, che era con lui quella sera. Gli investigatori hanno molte domande da farle. All'atto istruttorio, che dovrebbe avvenire a piazzale Clodio, verrà accompagnata da un avvocato che ha nominato nelle scorse ore. La ragazza potrebbe essere indagata, ma nulla trapela. Sembra essere proprio lei una delle figure chiave di quella notte.

È lei che - a quanto ricostruito finora dalle indagini - portava a spalla lo zainetto rosa con dentro due mazzette di banconote da 50 e 20 euro, che avrebbe potuto comodamente tenere in tasca se la cifra fosse stata quella dichiarata, visto che si sarebbe trattato di qualche decina di banconote. Testimone oculare del delitto, proprio per quello zainetto, sarebbe finita nel mirino dei rapinatori che l'avrebbero colpita alla testa con una mazza da baseball poi ritrovata in un campo a ridosso del Grande raccordo anulare. Tra gli interrogativi quanti soldi con precisione avesse nello zaino (ritrovato poi senza contanti all'interno) e di chi fossero. Dove sono finiti.

Ma anche la ricostruzione sugli attimi, terribili, dell'aggressione finirà sotto la lente. Il sospetto degli investigatori, che attraverso video e testimonianze hanno ricostruito gli spostamenti del gruppetto, è che la fidanzata fosse distante al momento dello sparo e che forse il personal trainer possa essere stato ucciso a sangue freddo: una vera e proprio esecuzione consumata in un minuto.

La ragazza quella notte fu portata in ospedale in codice giallo per «shock e riferito trauma» alla testa. A prima vista quelle ferite non sarebbero state notate da chi la incontrò subito dopo lo sparo. Ma forse polizia e carabinieri sanno anche qualcosa in più.

 

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