Long Covid, stanchezza e confusione per 500.000 nel Lazio. A Tor Vergata in osservazione il 20% dei dimessi

Long Covid, stanchezza e confusione per 500.000 nel Lazio. A Tor Vergata in osservazione il 20% dei dimessi
di Camilla Mozzetti
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Giovedì 26 Maggio 2022, 00:12 - Ultimo aggiornamento: 00:17

Astenia, senso di affaticamento, difficoltà a mantenere la concentrazione fino alla lentezza nell’elaborare le risposte. I sintomi sono molteplici e contemplano anche disturbi gastrointestinali ricorrenti, neuropatie locali, pericarditi e colpiscono in media un paziente su tre (500 mila circa nel Lazio) di quelli che hanno sconfitto l’infezione da Sars-Cov-2. Sono coloro che soffrono di quello che in letteratura scientifica è stato definita “chronic-fatic-syndrome”, la sindrome da affaticamento cronico.

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Long Covid, l'emergenza

Sono i dati su coloro i quali, passata la fase acuta della malattia, che siano stati ricoverati oppure no, hanno lamentato disturbi persistenti affidandosi ai tanti ambulatori che, proprio con l’emergenza sanitaria, sono stati attivi negli ospedali: dal policlinico Agostino Gemelli all’Umberto I fino alla sede del Bambino Gesù di Palidoro. Perché il “Long-Covid” colpisce anche loro: i bambini. «Mediamente il 40% dei pazienti che ha superato il Covid, che siano stati ospedalizzati oppure no - spiega Massimo Andreoni, primario di Tor Vergata e presidente della Società italiana di Malattie infettive - presenta sintomi di post-Covid con osservazioni che hanno superato i 12 mesi e dunque sono abbastanza attendibili». In alcuni casi la percentuale sale e mediamente un paziente su tre, di quelli che hanno superato l’infezione, continua ad avere problemi. Come Ilaria - la chiameremo così - che ha 22 anni ed ha contratto il virus a gennaio 2021. «L’ho superato ma da allora vivo una vita che non è la mia - racconta - ho pericarditi ricorrenti, difficoltà nella concentrazione che mi hanno fatto ritardare la laurea, senso di affaticamento e depressione». Gli studi finora condotti per «identificare la patogenesi - prosegue Andreoni - ovvero i meccanismi che portano a questa multi-sindrome dimostrano che è maggiormente presente in persone con infiammazioni nel sistema nervoso centrale; anche le indagini strumentali come la risonanza magnetica o Tac con contrasto dimostrano una riduzione della sostanza grigia». A Tor Vergata il 20% dei pazienti dimessi dopo la fase acuta è in osservazione costante.

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Long Covid, i numeri

Al Policlinico Agostino Gemelli, dove già nell’aprile del 2020 fu attivato un servizio di day-hospital per supportare e analizzare coloro i quali superavano l’infezione, il responsabile di quello che poi è diventato l’ambulatorio post-Covid, Matteo Tosato, spiega: «Abbiamo iniziato queste attività che ci hanno permesso di comprendere le conseguenze dell’infezione e per fare questo abbiamo pensato a un servizio multispecialistico perché tanti sono i problemi in fase acuta e tanti sono poi i decorsi e i post sintomi». Al Gemelli su più di 2.500 positivi al Covid «il 25% - prosegue Tosato - dice di essere tornato quello di prima» ma è una percentuale molto bassa. Negli altri «il sintomo più comune in assoluto è l’afasia, per cui il paziente ha grande difficoltà a riprendere le attività ordinarie - conclude il medico - c’è la dispnea, ovvero la mancanza di fiato, la nebbia mentale, la difficoltà nell’attenzione, disturbi gastrointestinali, problemi inerenti le palpitazioni, almeno una quota di questi sintomi è correlata alla gravità del ricovero». E il “Long-Covid” colpisce anche i bambini: «C’è tutto un corredo di sintomi anche nel campo pediatrico - aggiunge Andrea Campana, a capo del centro Covid di Palidoro del Bambino Gesù - come l’impossibilità di fare sport, cefalee ricorrenti, manifestazioni cutanee o simili alla sindrome di Raynaud, neuropatie periferiche. Su 1.255 bambini ricoverati per il Covid, 350 sono seguiti costantemente mentre circa 200 ha sintomi persistenti da post Covid».

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