ROMA

Roma, Lavori in Ama, dieci indagati. E sui rifiuti stop dall’Abruzzo

Mercoledì 24 Luglio 2019 di Adelaide Pierucci
Asfalto scadente misto a chiodi. Gli pneumatici dei mezzi Ama forati ogni pochi metri. Una inchiesta avviata in procura sugli sperperi e sospette corruzioni in sede Ama potrebbe svelare raggiri da manuale di mala-amministrazione. Intanto, si apre un altro fronte caldo: la speranza di inviare più rifiuti in Abruzzo per ridurre il peso sugli impianti è rimasta delusa. La richiesta di un quantitativo aggiuntivo (10mila tonnellate) alle 70mila già previste quest’anno è stata respinta dalla Regione Abruzzo, a causa di problematiche legate a una discarica sequestrata in quel territorio.
 
Ma torniamo all’inchiesta giudiziaria che prende spunto dai sospetti sui materiali per pavimentare strade impastato con chiodi e ferraglia. Sistemato da una ditta, che grazie al legame stretto e alquanto sospetto tra il patron e l’allora dirigente al patrimonio della Municipalizzata dei rifiuti, Dario Bonanni, indagato per corruzione, ha beneficiato di lavori assegnati senza gara e di riguardi sulle esecuzioni. Al vaglio della procura, che ha iscritto nel registro degli indagati una decina di persone tra funzionari Ama e imprenditori, una serie di intercettazioni. Al centro dell’inchiesta, il caso simbolico dell’affidamento diretto sei lavori di pavimentazione delle vie di accesso allo stabilimento Ama a Maccarese e Casal Lumbroso firmato nel marzo 2018 per 39.950 euro. Nell’informativa gli investigatori della Guardia di Finanza annotano che «al fine di massimizzare i profitti, era stato utilizzato asfalto di bassa qualità inquinato da residui metallici che forano i pneumatici di alcuni automezzi dell’Ama».
 
Una problematica di cui si discute in una telefonata, intercettata, nel maggio 2018. «Ma che cacchio avete combinato?» chiede Bonanni a Luigi Pizzotti, patron della Sm Edilizia, «A Maccarese ci sta l’asfalto...Cioé...L’asfalto scusa...Quel misto che avete messo è pieno di chiodi, di ferraglia. Non fanno altro che bucare le gomme in continuazione. Se vuoi ti mando le foto». Una conversazione ritenuta rilevante. «Prova - annotano i finanzieri - che il rapporto di connivenza esistente tra Pizzotti e Bonanni dimostra la noncuranza di quest’ultimo nel curare gli interessi economici di Ama a tutto vantaggio del privato accettando di buon grado la scarsa qualità dei materiali, che hanno tra l’altro causato danneggiamenti di mezzi della municipalizzata».
Bonanni, invece, si aggiunge «avrebbe potuto attivare le clausole di salvaguardia del contratto invece che una semplice lamemtela». Tra gli indagati anche Fabrizio Grilli, responsabile dei Cimiteri Capitolini che nel luglio 2018, fresco di nomina, avrebbe accettato che una ditta realizzasse e istallasse una porta e annessa grata nella cantina della madre in via Furio Colombo.
 
A Bonanni vengono inoltre contestate somme di denaro e riparazioni dell’auto, ma anche il costante uso di mettersi alla guida di automobili di imprenditori amici. E’ sempre sua l’idea di assegnare senza gara la costruzione di una rete antipiccioni (per quasi 40.000 euro), e poi antirapaci (per altri 117.000), nelle officine di Tor Pagnotta. «Non possiamo fa tutti sti affidamenti. Senno’ ci affidano a noi, capito», ci rideva su in una intercettazione. L’avvocato Mario Murano che assiste uno degli indagati intanto ha impugnato i provvedimenti di sequestro fatti scattare dalla procura, convinto di poter provare la regolarità dei contratti.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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