Ladispoli, una canzone sulla tragedia di Marco Vannini bocciata al festival di Sanremo

Giovedì 14 Novembre 2019
Marco Vannini

«Marco è ancora vivo, è vivo il suo ricordo, un grido di giustizia adesso è ciò che voglio». È il ritornello della canzone “Un grido di giustizia” scritta da Kris J Alf, artista campano, dedicata a Marco Vannini e bocciata al prossimo Festival di Sanremo. Un brano che rievoca i fatti legati all’omicidio del ragazzo cerveterano ucciso con un colpo di pistola a Ladispoli il 17 maggio del 2015 da Antonio Ciontoli, il padre della fidanzata, sottoufficiale della Marina nei servizi segreti.

Il compositore, il suo nome di battesimo è Alfonso Crisci, non è riuscito a strappare il pass per salire sul palco dell’Ariston. E si è lasciato andare ad uno sfogo. «Avevo avuto il consenso dei genitori di Marco. La commissione musicale, non accettando questo brano, ammesso che l’abbia realmente ascoltato, ha censurato la verità, troppo forte per quel palco», è la presa di posizione del cantante. Il testo ripercorre emozioni e misteri di un fatto di sangue brutale, con indagini superficiali degli investigatori.

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«Non sento ragioni verso la vergogna, mille le domande avvolte nelle ombre, chiedo dove sia la dignità e il rispetto verso una madre che non ha più nulla, neanche una risposta di cosa è successo quella notte quando Marco a casa non tornò», prosegue la canzone. L’autore, 30enne, non si rassegna. «Saranno i milioni di italiani a decidere se meritava di finire a Sanremo oppure no. Io ci ho creduto e ho dato l’anima», aggiunge Kris J Alf.
 

La storia di Marco, da quella maledetta primavera di 4 anni fa, è entrata nelle case italiane. Troppi dubbi. Il ritardo dei soccorsi dei Ciontoli, tutti condannati in secondo grado per omicidio colposo. Le bugie raccontate alla magistratura. Le zone buie che hanno fatto disperare i familiari del povero ragazzo che a 20 anni aveva un sogno: diventare un pilota dell’Aeronautica. Ma ha trovato la morte nella villa della fidanzata. «Abbiamo ascoltato attentamente questa canzone dedicata a nostro figlio. È bella, dice la verità. Chissà, forse a Sanremo esisterà un regolamento che vieta di mandare in gara brani legati a processi ancora in corso. Oppure è semplicemente mancato il coraggio», sostiene Marina Conte, la madre di Marco Vannini. «A un certo punto la canzone parla di un santo in Paradiso. Un riferimento non casuale evidentemente», commenta Valerio Vannini, il padre.
 

 

Intanto altri guai in vista per Antonio Ciontoli. Un blog in suo nome ha violato la privacy pubblicando in rete documenti con dati sensibili dei Vannini e il certificato di morte di Marco. Dopo la denuncia dei genitori, l’indagine è andata avanti e nella caserma dei carabinieri di Ladispoli è stata ascoltata una persona che si era accorta dell’esistenza di questo sito.
 

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