Influenza nel Lazio è scomparsa: i dati più bassi della storia

Influenza, nel Lazio incidenza più bassa della storia
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Giovedì 21 Gennaio 2021, 18:26 - Ultimo aggiornamento: 19:22

Almeno la semplice influenza è poco aggressiva quest'anno. Una buona notizia, in tempi di Covid. «Nel Lazio l'incidenza dell'influenza stagionale è praticamente assente. Abbiamo un'incidenza inferiore alla media nazionale e la più bassa nella storia dei monitoraggi INFLUNET (Istituto Superiore Sanità). Questo obiettivo è stato possibile grazie all'utilizzo delle mascherine e alla notevole copertura vaccinale. Per chi non lo avesse ancora fatto ricordiamo che è ancora disponibile il vaccino antinfluenzale dal proprio medico di medicina generale e anche nelle farmacie e che lo scorso anno il picco fu nella prima settimana di febbraio». Lo comunica l'Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato. 

Le misure prese per contenere la pandemia di Covid-19 stanno avendo un 'effetto collaterale' molto positivo, con i casi di influenza ai minimi degli ultimi anni e, se la tendenza verrà confermata, almeno per quest'anno si eviteranno i circa 8 mila morti che il virus stagionale fa ogni anno nel nostro Paese. A certificare l'andamento 'piatto' di quest'anno c'è il bollettino settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), secondo cui i livelli sono almeno cinque volte più bassi rispetto alla stagione 2019-2020. «In Italia - si legge - nella seconda settimana del 2021, l'incidenza delle sindromi simil-influenzali si mantiene stabilmente sotto la soglia basale. con un valore pari a 1,5 casi per mille assistiti. 

Nella scorsa stagione in questa stessa settimana il livello di incidenza era pari a 8,5 casi per mille assistiti. In tutte le regioni italiane che hanno attivato la sorveglianza il livello di incidenza delle sindromi simil-influenzali è sotto la soglia basale». L'incidenza è molto sotto la media anche nelle regioni, come la Puglia, che registrano il più alto numero di casi nel paese.Anche a livello europeo la stagione influenzale non è praticamente iniziata, scrive il sito Flu News Europe.

Il merito, spiega Giancarlo Icardi direttore del dipartimento di Igiene del Policlinico San Martino di Genova, è di una serie di fattori, alcuni dei quali dovrebbero rimanere nei comportamenti collettivi anche una volta che il Covid sarà sconfitto. «L'uso delle mascherine e altre misure - spiega l'esperto - hanno un ruolo importante, ma dobbiamo anche considerare altri fattori: uno di questi è sicuramente la vaccinazione antinfluenzale, di cui quest'anno è decisamente aumentata la copertura, e poi c'è la cosiddetta 'competizione viralè. Il virus Sars-CoV-2 ha trovato una popolazione largamente suscettibile all'infezione, e quindi è diventato competitivo per quelli influenzali. Se il prossimo inverno avremo debellato, o comunque ridotto fortemente il coronavirus è probabile che gli altri tornino». 





 

Se si conservassero alcune delle misure anche nei prossimi inverni, sottolinea Icardi, le epidemie influenzali sarebbero molto più gestibili. «È chiaro che non si può stare in lockdown perenne - spiega -, ma aspetti come l'igiene delle mani, con il gel idroalcolico che dovrebbe essere sempre utilizzato in certe situazioni, l'uso dei fazzoletti monouso, lo starnutire o tossire nell'incavo del gomito sono importanti. Inoltre è possibile che chi si è vaccinato per la prima volta quest'anno decida di continuare. Sul far diventare comune l'uso della mascherina sono più scettico, ricordiamoci che fino a prima del Covid chi andava per strada con una mascherina veniva guardato quasi con curiosità».

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