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Un lungo fischio dei macchinisti Atac a Roma per ricordare i due colleghi morti nell'incidente del treno Frecciarossa Video

Mercoledì 12 Febbraio 2020

Un commosso ricordo dei colleghi macchinisti dell'Atac di Roma quello celebrato oggi alle 15 con un fischio prolungato nelle stazioni della metro della Capitale in memoria «di Giuseppe e Mario». Così i dipendenti dell'azienda romana hanno espresso il loro affetto a Giuseppe Ciucciù e Mario Dicuonzo, i macchinisti morti nell’incidente ferroviario del Frecciarossa 9595 dello scorso 6 febbraio. La commemorazione è stata preceduta da annunci diffusi in stazione e a bordo dei treni che hanno informato i passeggeri. Tutto il personale Atac si unisce al cordoglio dei familiari e di tutti i ferrovieri.

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Ieri era stato celebrato a  Cologno Monzese (Milano) il funerale di Giuseppe Cicciú, il macchinista di 52 anni rimasto ucciso nel deragliamento del Frecciarossa 9595 insieme al collega Mario Dicuonzo, 59 anni, lo scorso giovedì ad Ospitaletto Lodigiano (Lodi). Alle 15 e 30 il feretro si è fatto largo tra centinaia di persone, seguito dalla famiglia del ferroviere, dagli amici d'infanzia arrivati da Reggio Calabria, dove è nato e cresciuto, e i tanti, tantissimi colleghi. Una folla composta, silenziosa, rispettosa del lutto della moglie Paola e del figlio Luca, ma soprattutto della figura di Cicciù, ricordato come l'uomo dei sorrisi pacati, di chi ha sognato, scelto e onorato la professione che era stata di suo padre prima di lui.

E poi i cittadini di Cologno Monzese, cittadina dell'hinterland di Milano che lo ha accolto 30 anni fa, quando dalla Calabria si è trasferito per indossare la divisa blu e rossa per cui ha lavorato tanto, con determinazione e passione, fino all'ultimo giorno.

Tra le istituzioni anche il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli e il presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana. Per Ferrovie dello Stato, sono intervenuti il presidente Gianluigi Vittorio Castelli, l'Ad del gruppo Gianfranco Battisti, l'Ad di Rfi e Trenitalia Orazio Iacono. Presenti anche il prefetto di Milano, Renato saccone e il questore Sergio Bracco. Nella parrocchia di San Giuseppe e fino all'esterno, dove le persone hanno ascoltato in silenzio l'omelia del parroco che ha visto crescere Giuseppe, arrivato appositamente da Reggio Calabria, e i ricordi dei suoi colleghi e amici d'infanzia, sono risuonate parole e poesie, nel tentativo di cristallizzare una vita dedicata alla famiglia, al lavoro e al saper donare una parola gentile, con il sorriso, a chiunque Cicciù incontrasse sulla sua strada.

«Il macchinista non muore, trema, ma prosegue la strada», le parole tratte dalla 'poesia del ferrovierè, hanno dato il là a quelle di un collega, Simone: «Portava le brioche al mattino, preparava i più giovani», e ancora: «con te e Mario se ne è andata una parte di noi, ci mancherai maestro, buon viaggio». In un silenzio irreale, fuori e dentro la chiesa, colleghi e amici hanno proseguito commossi ricordando il 52enne che «aveva il sogno di diventare ferroviere come suo padre», scomparso prematuramente, «l'uomo del sorriso che dalle difficoltà ha saputo trarre la capacità di tessere legami puri», ha detto il parroco che ha scritto l'omelia. Infine, un amico d'infanzia che «non avrebbe mai pensato di dover essere qui oggi», che al telefono pochi giorni fa «con Giuseppe programmavamo di fare baldoria come una volta».

Fuori dalla chiesa era presente anche un gruppo di famigliari delle vittime della tragedia della stazione di Viareggio che causò 32 morti nel 2009, per via del deragliamento del treno merci con l'esplosione gas di una cisterna piena di Gpl.

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