Roma, Riccardo salva due anziani dalle fiamme: «Non chiamatemi eroe è stato solo buonsenso»

Roma, Riccardo salva due anziani dalle fiamme: «Non chiamatemi eroe è stato solo buonsenso»
di Camilla Mozzetti
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Martedì 7 Maggio 2019, 11:10 - Ultimo aggiornamento: 16:36

Parla di «buonsenso» più che di gesto eroico perché, dice, «gli eroi veri sono altri». Cerca di minimizzare ma non per ricevere in cambio un elogio maggiore. C’è chi l’ha già soprannominato il “piccolo angelo della Balduina” e lui, Riccardo Zaccaro, 21 anni, sorride provando a stemperare l’emozione. «È stato difficile in quegli attimi mantenere la calma ma è stato questo che mi ha permesso di sconfiggere anche quel po’ di paura che provavo». Volto pulito e sguardo sincero, Riccardo – dopo aver salvato la vita a un anziano, Luciano E., dall’incendio divampato nel suo appartamento in via Alfredo Fusco domenica mattina –, prova a tornare alla normalità di tutti i giorni. Fatta di studio, «sto preparando la tesi di Laurea in Disegno industriale», (è iscritto alla facoltà di Architettura alla Sapienza) e di lavoro: per non gravare troppo sui genitori al mattino fa il grafico. 
Riccardo il suo gesto per alcuni merita una medaglia al valore civile. 
«(Sorride) Non mi aspettavo tutto questo clamore, domenica ho visto solo che c’erano delle persone in difficoltà e le ho aiutate. Qualsiasi riconoscimento non sarebbe soltanto mio ma di tutte le persone che domenica hanno composto un puzzle molto difficile, delicato, evitando il peggio».

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Ci racconta quegli attimi?
«Era mattino, stavo ancora dormendo quando sono stato svegliato da una puzza molto forte di fumo. Ho pensato che qualcosa fosse andato a fuoco dentro casa, mi sono alzato e ho fatto tutto il giro nelle stanze ma era tutto a posto. Poi ho aperto la porta dell’ingresso e li mi sono spaventato, la situazione era brutta, perché non vedevo neanche i gradini che erano sotto. Il calore dell’incendio aveva fatto salire il fumo».

E nonostante questo, è sceso ma non è scappato. Si è lanciato tra le fiamme per salvare la vita di un uomo. Non ha avuto paura? 
«La paura c’era ma sono riuscito a tenerle testa. In quei momenti ho pensato solo “ok” o mi sbrigo o qui esplode tutto, c’era il sibilo delle bombole d’ossigeno, ho preso l’uomo e sono fuggito».
Non le è mancata la lucidità...
«No devo dire di no, anche qualche anno fa mi sono trovato in una situazione simile: ho salvato un uomo che si stava gettando da un cavalcavia sull’autostrada. Lo presi per un braccio pensando solo a questo: a metterlo in salvo».

Non la chiamano eroe seriale a caso allora?
«Ma no, non dica così, non mi chiami eroe. Gli eroi veri sono altri. Non so perché succedono a me queste cose».

Domenica sarebbero bastati pochi secondi in più che forse non saremmo qui a parlare...
«È proprio vero, la mente in quegli istanti si era liberata da tutto. Sentivo il sibilo delle bombole, vedevo le fiamme e tossivo, ho pensato solo alla velocità e a portar via quell’uomo per metterlo in salvo».

Sangue freddo e molto coraggio. Questo lo riconosce?
«È stato naturale non nel senso di scontato, ma ovvio per me: c’era una persona intrappolata che non poteva uscire da sola con delle bombole pronte a esplodere non avrei potuto fare altro se non entrare e portarla fuori. Salvare lui e il signore che aveva tentato di suicidarsi è stato molto bello».

E cos’altro fa di “bello” nella sua vita?
«Studio, leggo, esco con gli amici, vado ai concerti».

Sul suo comodino che libri ci sono?
«Per la facoltà che seguo, ci sono moltissimi manuali di informatica. Poi se devo essere sincero ho anche una grande passione per i gialli e per i thriller. Leggo Camilleri, Agatha Christie, Donato Carrisi».

È mai andato a un concerto di Sfera Ebbasta?
«No, assolutamente. L’ultimo che ho visto è stato quello dei Maneskin».

Ha appena 21 anni in un’epoca in cui i giovani della sua età rimbalzano agli onori delle cronache più per aggressioni, violenze o pestaggi. Cosa si sente di dire alla sua generazione?
«Che dobbiamo ricordarci di essere uomini e di non fuggire le richieste di aiuto perché potremmo essere noi stessi un giorno ad averne bisogno. Purtroppo nella mia generazione, e i fatti che accadono lo dimostrano, c’è molta cattiveria. Bisogna essere più solidali, perché aiutare una persona è molto più gratificante rispetto a farle del male o a ignorarla. Solo così ci potrà essere un mondo migliore. Ma siamo noi, i ragazzi, a doverlo costruire». 

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