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Roma, «incendi innescati in serie»: c’è l’ombra di una talpa

Le fiamme sono partite in zone in cui i pompieri non potevano intervenire

Roma, «incendi innescati in serie»: c è l ombra di una talpa
di Valeria Di Corrado e Alessia Marani
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 29 Giugno 2022, 00:54

Quanto accaduto lunedì a Roma è stato un “unicum”. I vigili del fuoco non ricordano, in tanti anni di servizio, un’emergenza così grave: nove incendi sviluppatisi contemporaneamente in punti diversi e distanti della città. Per avvicinarsi a un livello di allerta simile, bisogna risalire a quando nel 2000, e poi nel 2003, bruciò la pineta di Castelfusano. Troppe coincidenze hanno instillato il dubbio negli investigatori che qualcuno abbia volutamente e letteralmente “soffiato sul fuoco”, conoscendo i punti deboli della macchina dei soccorsi, a cominciare delle carenze di personale. Al momento si tratta solo di sospetti, tant’è vero che la Procura di Roma indaga per incendio colposo, non essendo stato ritrovato alcun innesco. Ma con queste temperature torride e le sterpaglie secche, basta anche un mozzicone di sigaretta per scatenare un rogo.

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LE RICHIESTE DI AIUTO

In sole 24 ore dal Nue (numero unico per le emergenze) alla sala operativa dei vigili del fuoco di via Genova sono arrivate, già filtrate (ossia scremate di segnalazioni ripetitive o lacunose), ben 1.800 richieste di aiuto. Nell’arco di 60 minuti sono stati mobilitati i moduli Moaib, ossia le squadre dell’antincendio boschivo delle “colonne mobili” di Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Campania, regioni che hanno inviato ciascuna 3 macchine e 9 uomini. Nel frattempo, come in un tetris, sono state spostate le “partenze” e le “autobotti” dai vari distaccamenti sul territorio per andare a dare manforte ai colleghi in sofferenza sui fronti di fuoco sull’Aurelia e a Pomezia.

 

L’IDROSCALO DI OSTIA

A uscire dalla sede di via Celli anche la squadra 13 di Ostia che ha lasciato, di fatto, sguarnito il territorio per un discreto lasso di tempo. Sarà un caso, ma nella serata di lunedì è scoppiato un vasto rogo nell’area dell’idroscalo, a due passi dal porto e dalla stele di Pasolini. Una delle ipotesi è che dei piromani possano avere agito con cognizione di causa rispetto agli spostamenti dei pompieri: immaginando che le forze fossero concentrate sugli incendi più vasti, qualcuno potrebbe averne approfittato accendendo nuovi fronti di fuoco. Il tutto favorito dal vento caldo di scirocco, lo stesso che soffiava quando bruciò la pineta del litorale 22 anni fa. Il rogo che ha interessato l’area di Pomezia-Laurentina era ancora in corso nella giornata di ieri. 
Da sottolineare che l’allerta della protezione civile diramata per lunedì era di tipo “arancione” e non “rosso”, altrimenti si sarebbero potute mettere in campo ancora squadre di volontari della protezione civile in ausilio ai pompieri.

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Facendo un bilancio di questi ultimi due giorni di fuoco: nella provincia di Roma sono divampati circa 200 roghi lunedì e 90 martedì. Le zone maggiormente colpite sono: Velletri, Marcellina, Pomezia, Tor Carbone, Montecompatri, Albano Laziale, Lunghezza e San Gregorio da Sassola.

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