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Incendi a Roma, svolta della Procura: ora si indaga sui piromani. Via ai rilievi della Forestale

I pm non procedono più per incendio colposo

Incendi a Roma, svolta della Procura: ora si indaga sui piromani. Via ai rilievi della Forestale
di Valeria Di Corrado e Camilla Mozzetti
4 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Luglio 2022, 08:51 - Ultimo aggiornamento: 8 Luglio, 09:56

Al momento l'unica cosa certa è il punto da cui è divampato il rogo che lunedì pomeriggio, intorno alle 14, ha divorato in poche ore circa 50 ettari nel Parco del Pineto, e non solo. È una lunga linea che - cromaticamente - divide in due aree il terreno che si trova a circa 100 metri dalla cancellata d'ingresso al Parco. La linea delimita le sterpaglie nere (e quindi bruciate) dalle sterpaglie gialle e secche (che si sono salvate dalle fiamme perché il vento soffiava nella direzione opposta).
La Procura di Roma, dopo aver ricevuto una prima informativa, ha modificato il titolo di reato per cui si indaga, passando dall'ipotesi iniziale di incendio colposo a quella di incendio doloso. Non perché ci siano ancora degli elementi validi e certi a ritenere che qualcuno deliberatamente - e senza alcun tipo di negligenza - possa aver appiccato il fuoco, ma piuttosto per permettere agli investigatori di eseguire una serie di analisi più approfondite ed eventualmente di affidare delle consulenze specifiche.

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IL SOPRALLUOGO
Si parte oggi con un sopralluogo dei carabinieri della Forestale che inizieranno a svolgere i rilievi. Particolari analisi tecniche e, in parte anche chimiche, per cercare di risalire al punto esatto dell'incendio, ad ora solo supposto in base ad una prima ricognizione dei vigili del fuoco. Saranno passati al setaccio gli angoli del terreno, misurate le bruciature, comprese quelle sugli arbusti. Perché se è vero che in mezzo ad un mare di sterpaglie anche il mozzicone di una sigaretta accesa può far divampare le fiamme, viene da chiedersi chi è perché si possa essere trovato in una giornata rovente, e per giunta nelle ore più calde, a passeggiare per un parco le cui condizioni non sono certo quelle di Villa Borghese. A essere ricercati saranno anche eventuali residui di giacigli per escludere o accertare che l'area fosse abitata da mendicanti o senzatetto. Dunque si procederà al contrario, andando a cercare tutte quelle tracce che possano escludere l'origine colposa dell'incendio.

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TELECAMERE E TESTIMONI
In un primo momento si contava anche sull'utilità di alcune immagini riprese dagli impianti di videosorveglianza della zona, ma l'ingresso ufficiale del parco ne è sprovvisto. Anche quegli impianti più lontani, che sono in fase di verifica, potrebbero aver ripreso il passaggio di una o più persone. Perché le immagini possano tornare utili a corroborare l'ipotesi dolosa, però, dovrebbero aver ripreso qualcuno che aveva in mano taniche o bottiglie, per giunta ben visibili. Gli inquirenti chiedono la massima collaborazione dei cittadini che possano aver notato particolari utili alle indagini.
Di certo, se da una parte l'incuria del verde è stata un ottimo combustibile, dall'altra c'è una strana casualità di episodi. Intanto ieri i roghi non si sono fermati: i vigili hanno dovuto fermare le fiamme che martedì si sono alzate anche a Pratica di Mare, non distante dalla Tenuta Presidenziale, mentre nella notte quattro squadre e due autobotti hanno fatto la spola sulla Tiberina rimasta vittima di un maxi incendio che ha comportato la chiusura della strada dal chilometro 4 al chilometro 9.

 


CASUALITÀ E COINCIDENZE
Sarà un caso, ma ultimamente gli incendi che si verificano a Roma - con una frequenza che non ha precedenti nel passato - sono caratterizzati da strane coincidenze. Il rogo del Parco del Pineto e quello di una settimana prima all'Aurelio, ad esempio, sono scoppiati entrambi di lunedì. Sarà una casualità anche il fatto che negli ultimi tre anni e mezzo sono bruciati in città tre impianti di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti: prima al Salario, poi a Rocca Cencia e in ultimo, meno di un mese fa, a Malagrotta. Sarà sempre una coincidenza che le telecamere del Tmb del Salario fossero fuori uso al momento del rogo e che anche alcune di Malagrotta lo erano.
 

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