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Incendi a Roma, allarme eternit. I medici: «Evitate i cibi della zona». E i dati sulla diossina finiscono in procura

I risultati dei campioni Arpa ancora sopra i limiti: acquisiti dagli investigatori

Incendi, allarme eternit. I medici: «Evitate i cibi della zona». E i dati sulla diossina finiscono in procura
di Valeria Di Corrado e Giampiero Valenza
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 13 Luglio 2022, 00:24 - Ultimo aggiornamento: 15:28

Gli incendi che hanno sconvolto Roma nelle ultime due settimane potrebbero avere causato danni all’ambiente e alla salute, con veleni dispersi nell’aria e poi piovuti su un’ampia fetta di territorio cittadino. Tra le ipotesi investigative al vaglio della Procura, che sta mettendo in fila i pezzi di questo puzzle complesso, c’è anche quella di disastro ambientale. Un’attività resa più efficace dalla rete di coordinamento tra le forze dell’ordine riunitasi lunedì in un vertice a piazzale Clodio. Gli inquirenti acquisiranno i dati Arpa sulla qualità dell’aria e sul livello di diossina registrato negli ultimi giorni, specie nell’area di Centocelle interessata sabato dal maxi-rogo che ha coinvolto alcuni autodemolitori. Mentre già è stata acquista dai pm la mappa della Protezione civile con i quartieri interessati dagli incendi.

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LE ANALISI

I valori in aria di diossine, benzoapirene e Pcb (i policlorobifenili) sono ancora più alti della norma nella centralina che Arpa Lazio ha installato in via Saredo, a pochissima distanza dal luogo dell’incendio. Ma (e questa è la nota positiva), domenica 10 luglio si sono drasticamente ridotti rispetto al primo campione di sabato 9. Le diossine sono calate di più di 21 volte (sono passate da 0,5 picogrammi per metro cubo, nel primo prelievo erano a 10,6, comunque superiori ai livelli minimi dell’Organizzazione mondiale della sanità tra 0,1 e 0,3). Il benzoapirene si è ridotto di 65 volte (è arrivato a 0,04 nanogrammi per metro cubo dai 2,6 di sabato scorso, con una media annua che invece si attesta a 1). I Pcb, invece, rispetto al primo giorno (quando era a 2.717) si sono ridotti di 7 volte (ora sono a 351). Le centraline fisse di monitoraggio di Cinecittà e Preneste, invece, hanno registrato dati di Pm10 in linea con quelle del resto dell’area urbana. 

 

LA BOMBA ECOLOGICA

Anche ieri sono partite combustioni specie nella vecchia area dove si trovavano le baracche dei nomadi. Nel sottosuolo c’è praticamente di tutto: «Ci sono rifiuti dei vecchi campi rom di Casilino 900 e 700, pneumatici e persino eternit», dicono i residenti. Il segretario provinciale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale, Pier Luigi Bartoletti, continua a sconsigliare chiunque sia nell’area, a «raccogliere e consumare prodotti della terra coltivati in quell’area, come frutta e verdura, e tenere a lungo l’aria condizionata accesa in casa perché i condizionatori, captando l’aria da fuori, rischiano di catturare e immettere queste sostanze velenose». «Le diossine - prosegue Bartoletti - cadono a terra e avvelenano il terreno. L’incendio divampato tra gli autodemolitori sprigiona diossine e benzopirene, dei veleni potenzialmente cancerogeni. Bisogna sperare che torni a piovere perché la pioggia lava via i veleni che, altrimenti, rischiano di rimanere a terra». 

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Venerdì è stato fissato un incontro tra gli autodemolitori e il Campidoglio. Intanto, l’assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi ha spiegato che due sono le ipotesi in campo: o il Comune trova spazi per gli sfasci attraverso un bando, o i privati dovranno loro stessi individuare soluzioni da una lista di luoghi esistenti dove possono chiedere la licenza per lavorare. Ci sarebbero una decina di zone in ballo per una ventina di operatori. «Alzeremo le barricate se gli autodemolitori si sposteranno, come dicono, dalle nostre parti - spiega Caterina Crimeni, presidente del Comitato di quartiere di Settecamini - Stiamo già conducendo una dura battaglia su una discarica amianto di via Capalto e ci manca ora una nuova bomba ecologica pronta ad esplodere». 

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