ROMA

Roma, picchia la ex: preso stalker

Venerdì 31 Gennaio 2020 di Elena Ceravolo

Braccialetto anti-stalker con tanto di allarme, sia alla polizia che alla sua vittima. È il provvedimento disposto su un quarantanovenne di Guidonia che, nonostante la separazione, ha continuato a rendere impossibile la vita della ex moglie con frequenti blitz. Ossessionato dalla gelosia la sottoponeva ad estenuanti “interrogatori” sotto casa, anche nelle ore notturne, mentre di giorno ne controllava gli spostamenti, gli orari di entrata e di uscita dal lavoro, obbligandola a continue giustificazioni. 

Ora, però, ad essere monitorato costantemente sarà lui perché il divieto di avvicinamento alla donna e alla loro figlia - emesso dal gip del tribunale di Tivoli Aldo Morgigni su richiesta del sostituto procuratore Arianna Armanini - prevede pure che gli sia applicata la nuova versione di “braccialetto”, aggiornato nelle funzionalità lo scorso anno. Un nuovo software consente di gestire in maniera più efficace i persecutori seriali, perché anche la vittima avrà un dispositivo “gemello” a quello collegato con le forze dell’ordine, che la avverte dell’eventuale presenza ravvicinata dello stalker. 

Il provvedimento è stato emesso a seguito delle indagini degli investigatori del pool antiviolenza del commissariato di Tivoli, coordinati dall’ispettore superiore Davide Sinibaldi. Il quadro è stato tale da permettere alla procura di richiedere il provvedimento più adeguato alla sicurezza della donna. L’uomo, infatti, è gravemente indiziato dei reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e danneggiamento. In più di una occasione le ha sferrato calci e pugni, provocandole traumi e contusioni. 

In un caso, addirittura, le violenze le sono costate una prognosi di quindici giorni. Un’altra volta si è accanito con la stessa furia contro la macchina della donna, rompendo entrambi gli specchietti retrovisori. Lei ha subito per anni questa situazione tra le mura domestiche, diventata sempre più esasperante, ma ha deciso di denunciarlo dopo che è stata costretta ad andare via di casa insieme alla figlia di nove anni, a maggio del 2018. Alla base della decisione, non solo il comportamento violento, ma anche la dipendenza dall’alcool e l’ossessione per i tradimenti. 

Quella convivenza era fatta ormai di continue aggressioni, verbali e fisiche, anche in presenza della loro bambina e dei familiari, secondo lui colpevoli di averla in qualche modo protetta. «Ti uccido, piano piano di rovino, ti faccio prendere la corda, ti tolgo la bambina. Ammazzo te, il tuo principale e tuo fratello», e ancora «vado in galera, ma ti distruggo». Questa la sequela di minacce che ad un certo punto le ha fatto temere davvero che la sua vita e quella di tutta la sua famiglia fossero a rischio. La donna è stata anche costretta, in più occasioni, a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine e a ricorrere alle cure sanitari del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli, con prognosi dai sette ai quindici giorni. 
Le violenze non sono cessate nemmeno dopo la separazione. Lui ha continuato a perseguitarla, con blitz sotto casa e davanti al posto di lavoro. Fondamentali, per ricostruire la vicenda e determinare le responsabilità dell’uomo, sono state le prove raccolte dagli inquirenti, così come le numerose testimonianze rese dalle persone che nel tempo hanno assistito agli episodi di violenza. Ad eseguire l’ordinanza del gip gli agenti del commissariato di polizia di Tivoli. 

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