Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Green pass, a Roma un terzo delle badanti non si è vaccinato: «Chi è senza perde il posto»

Roma, Green pass: un terzo delle colf non ha ancora ricevuto il vaccino
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 25 Agosto 2021, 00:07 - Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 10:05

«È da due giorni che faccio colloqui, ma su 20 badanti che si sono presentate solo 3 avevano il Green pass. E ormai le famiglie lo pretendono quasi sempre». Fulvia Vono è la titolare della cooperativa “Una Vita”. Si occupa dell’assistenza a casa di decine di anziani nel quadrante Est di Roma, tra il Casilino e il Prenestino. Finite le ferie, ha ricominciato ad arruolare collaboratrici domestiche a pieno ritmo - sono sempre richiestissime. E stavolta c’è un requisito in più per ottenere (o conservare) il posto: essere vaccinati. In teoria, il governo non ha mai introdotto l’obbligo vaccinale. Ma in pratica è come se ci fosse. Secondo l’Api-Colf, una delle principali organizzazioni di categoria, 8 famiglie su 10 pretendono il lasciapassare verde. Altrimenti tanti saluti: c’è anche chi ha perso il lavoro. O ha dovuto rinunciare a un nuovo contratto. Vogliono il pass perfino le famiglie no-vax. «Capita anche questo: che un figlio non vaccinato, chieda il vaccino per la badante del padre o della madre», racconta Antonia Paoluzzi, presidente di Api-Colf, oltre 4mila collaboratrici tesserate nell’area di Roma e provincia. «Di fatto - aggiunge - è diventato un requisito necessario, anche se formalmente non è mai stato varato l’obbligo vaccinale, come è avvenuto invece per gli operatori delle case di riposo».

Sempre secondo le associazioni di categoria, un terzo delle badanti non ha fatto l’iniezione. «Avviene più di frequente con chi arriva dall’estero, in particolare dall’Europa dell’Est: proprio ora sto provando a dissuadere una famiglia dal licenziare una badante che non ne vuole sapere di vaccinarsi», riprende Vono della coop Una vita. Lo dicono anche le statistiche: la Romania è al penultimo posto tra i paesi Ue per tasso di popolazione vaccinata, appena il 25%. Tanto che il governo di Bucarest ha appena deciso di spedire altrove una quota delle proprie dosi, per evitare di buttarle.

Il contratto - Chi scansa l’iniezione, lo fa accettando il rischio di perdere il contratto. Per essere licenziati, in questo settore, basta la rottura del rapporto di fiducia tra le parti. E «l’indisponibilità a esibire la vaccinazione mina il rapporto di fiducia con il lavoratore», ha spiegato Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l’associazione di rappresentanza delle famiglie datrici di lavoro. «La badante che non si vaccina diventa una mosca bianca: difficile che ottenga un impiego di questi tempi. Da noi il 90% delle famiglie pretende il pass», aggiunge Lina Ciampittiello, presidente della cooperativa LDM, attiva a Roma e nell’hinterland. Eppure c’è chi non si rassegna. «Pesa anche l’instabilità di questo tipo d’impiego - sottolineano i gestori del portale “Professione Badante” - A volte questi contratti durano poco, altre non si è sicuri fino all’ultimo dell’assunzione. Chi ha dubbi sul vaccino, si chiede: ne vale la pena?». Anche se la prospettiva è di restare senza iniezione, ma senza lavoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA