Atac, autisti senza Green pass: ecco le prime sospensioni

Stop alla guida dopo i controlli a tappeto: conducenti sostituiti al volante dei bus. Dopo l’interdizione, corsa a fare i tamponi. Picco di “malati”, partono le visite fiscali

Atac, autisti senza Green pass: ecco le prime sospensioni
di Lorenzo De Cicco
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Domenica 17 Ottobre 2021, 00:16 - Ultimo aggiornamento: 12:50

No Green pass, non parti. Dopo i primi due giorni di controlli, l’Atac ha messo alla porta (dei depositi) 50 dipendenti. Niente paga e niente turno al volante, almeno fino a quando non presenteranno un certificato valido. La maggioranza degli autisti è vaccinata, ma nelle rimesse e nelle officine in cui lavorano in 11mila tra conducenti, operai e travet, resiste uno zoccolo duro di operatori senza dose. Circa il 15% del personale, secondo i sindacati. Molti per il debutto dell’obbligo di certificato verde, avevano prenotato il tampone. Qualcuno invece ha scommesso sulla possibilità che i controlli fossero laschi. Se questi sono i numeri, però, così non è stato: nelle prime 48 ore, gli ispettori hanno verificato con l’app quasi il 40% del personale in servizio. E appunto in 50, secondo i report in mano alla direzione del Personale, sono risultati sprovvisti del lasciapassare. Senza il vaccino e senza il tampone. Di conseguenza, senza volante.
Bloccati ai cancelli delle rimesse, alcuni conducenti hanno provato a giocare la carta del ravvedimento. Insomma, del tampone last-minute: «Non mi tolga dal turno - la richiesta al capo-deposito - vado a fare il test subito e torno». Non tutti però sono stati accontentati: per gli impiegati è più facile, devono solo strisciare il badge con un’oretta di ritardo, il tempo di ottenere il referto. Per i dipendenti «operativi», autisti e macchinisti, invece, non è automatico rientrare subito nelle griglie di servizio una volta depennati. Per evitare di sforbiciare le corse, l’azienda intanto spedisce al volante i colleghi muniti di pass. Chi corre in farmacia, insomma, può tornare e ritrovarsi senza bus.

Esami last-minute 

«Rispettiamo la legge: chi viene trovato senza Green pass, viene considerato assente ingiustificato fino alla presentazione del certificato - spiega Franco Giampaoletti, il direttore generale dell’Atac - Abbiamo avviato controlli seri, a campione, dopo un confronto con le associazioni di categoria e con le aziende “consorelle” del settore». Si tratta, aggiunge il diggì, di «controlli random e a rotazione», ogni giorno di media viene verificato il pass al 20% dei dipendenti. L’operazione (quanto mai delicata in questo momento) è stata affidata a un battaglione di quasi 500 persone: custodi, ispettori aziendali, addetti della security, dirigenti. Ingaggiati perfino i top manager: il direttore del Personale, Andrea Schillaci, si è piazzato accanto ai tornelli col tablet, per esaminare i codici a matrice dei sottoposti. «Nei depositi aziendali, la verifica avviene all’ingresso - riprende Giampaoletti - ma abbiamo anche una squadra mobile che si sposta tra le fermate della metro e i capolinea dei bus».

Le proteste

Nonostante l’avvio senza intoppi del nuovo obbligo, qualche sindacato rumoreggia. «L’azienda ci deve pagare i tamponi, altrimenti siamo pronti ad andare in tribunale», attacca Claudio De Francesco, bellicoso sindacalista della Uil, orgogliosamente «non vaccinato», racconta. Domanda: come riesce a entrare in azienda? «Ora sto in ferie per qualche giorno, ma ho già prenotato in farmacia un pacchetto di 10 tamponi a 80 euro». Il maxi-sconto però non basta, aggiunge: «I test devono essere gratis». Il dg Giampaoletti non la pensa così: «Sono totalmente in disaccordo sul far pagare i tamponi all’azienda: rispetto il diritto di non vaccinarsi ma rispetto anche la legge». Messaggio chiaro: dalla partecipata zero spiragli per i no-vax. Anzi: dopo il picco di malati al debutto del pass (+10% venerdì), la società ha chiesto all’Inps di avviare le visite fiscali. Per scovare gli “allergici” al decreto.

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