Dissesto bancario di uno degli eredi: sequestrate le quote di villa Torlonia

Giovedì 9 Gennaio 2020 di Michela Allegri
L'accusa è quella di avere portato al dissesto la Banca del Fucino, di proprietà della famiglia Torlonia per tre generazioni e recentemente ceduta a Banca Igea a zero euro, ottenendo in cambio la mancata attivazione di azioni di responsabilità nei confronti dell'organo amministrativo: il presidente Alexander Francis Poma Murialdo, il vicepresidente Giulio Torlonia, il direttore generale Giuseppe Di Paola. Sono queste le accuse mosse nei confronti degli ex vertici da Carlo Torlonia, erede del principe Alessandro Torlonia, che prosegue la guerra giudiziaria ingaggiata da anni contro i fratelli e il nipote Poma Murialdo.

L'ultimo atto è un sequestro conservativo da quasi 40 milioni di euro disposto dal giudice civile. Sequestro che, ancora una volta, come già successo un anno fa, ha per oggetto anche parte dello sterminato patrimonio di famiglia: si tratta delle quote dei beni di Palazzo Torlonia, di Villa Albani e le Collezioni di Arte Antica della Famiglia Torlonia, intestate a Poma Murialdo. Un sequestro disposto in attesa di stabilire se, effettivamente, le condotte degli ex vertici abbiano provocato il dissesto della Banca. Nel 2016 la perdita dell'istituto di credito superava i 47 milioni di euro, cifra schizzata a 300 milioni l'anno successivo. Poi è arrivata la cessione a Banca Igea. Secondo il Tribunale potrebbe esserci stato un «comportamento negligente dell'Organo Amministrativo». Circostanza che ha fatto scattare il sequestro. L'ex presidente avrebbe consentito che l'organo amministrativo della Banca del Fucino continuasse a operare fino ad azzerare il patrimonio dell'istituto di credito. Circostanza che avrebbe danneggiato gli eredi e spinto Carlo Torlonia a rivolgersi al Tribunale, assistito dall'avvocato Adriana Boscagli, dai professori Andrea Guaccero e Romano Vaccarella, e dall'avvocato Francesco Serrao che curerà la parte esecutiva.
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