Giardinieri assenti, inchiesta sul Comune: «Nessun controllo»

Sabato 29 Giugno 2019 di Michela Allegri
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Giardinieri assenti, inchiesta sul Comune: «Nessun controllo»

Parchi e giardini lasciati nel degrado, mentre una trentina di addetti ai lavori, ora finiti sotto inchiesta, portavano avanti affari privati e utilizzavano l’auto di servizio per faccende personali. L’indagine del pm Mario Palazzi, da cui è emerso che all’interno del Servizio giardini del Campidoglio regnava un’anarchia totale, ora fa un balzo in avanti: punta direttamente al Comune di Roma. Al Dipartimento tutela ambiente, per l’esattezza. I magistrati, infatti, stanno valutando eventuali omissioni dei dirigenti capitolini che avrebbero dovuto vigilare. E che, forse per disattenzione o per negligenza, hanno finito per ignorare - o, ancora peggio, tollerare - una situazione di illegalità diffusa. La stessa che ha trasformato le aree verdi di Roma in giungle incolte e che ha reso pericolose le strade, con alberi caduti a ogni folata di vento che rischiavano di schiantarsi sulla testa dei cittadini o sulle auto in corsa.

Roma, alberi killer e parchi sbarrati tra incuria e flop dei controlli
 

LE ACCUSE
Anche i dirigenti potrebbero finire sul registro degli indagati, insieme ai 27 giardinieri assenteisti che sono già accusati, a seconda delle posizioni, di truffa, peculato e false attestazioni. Per nove di loro - che sono in servizio nel VII Municipio - la procura aveva chiesto l’arresto: per i due responsabili dell’ufficio, Massimo Pinto e Paolo Chiavarini, considerati «i principali artefici di tutta la vicenda» - si legge nell’ordinanza a loro carico -, il pm Palazzi aveva chiesto il carcere, mentre per gli altri 7 erano stati sollecitati i domiciliari. Ma, per evitare la reiterazione del reato, il gip Claudio Carini ha ritenuto sufficiente la misura interdittiva della sospensione dal servizio per un anno.
Dalle indagini, condotte dagli agenti della Polizia locale in 7 mesi consecutivi di pedinamenti, appostamenti e intercettazioni, è emerso un dato choc: gli indagati si facevano timbrare il cartellino dai colleghi e, mentre risultavano presenti al lavoro, si dedicavano a faccende private. Alcuni, addirittura, avevano un incarico parallelo: potavano ville e giardini privati su commissione, utilizzando i mezzi e le attrezzature del Campidoglio. Ma dalle indagini è venuto fuori anche altro: le auto e i furgoni di servizio venivano spesso usati come taxi per i familiari, o come mezzi privati per svolgere molte attività extra lavorative. Non solo servizi di potatura a domicilio, ma anche consegna di vino e di bancali, trasporto della spesa ritirata al supermercato. Dalle intercettazioni sono emersi pure l’esistenza di un traffico illecito di legname e lo smaltimento di rifiuti privati in aree pubbliche.
L’atteggiamento degli indagati, sottolinea il gip, «non può considerarsi sinonimo di semplice leggerezza, ma piuttosto di spregiudicatezza e asservimento del servizio pubblico a interessi personali». Condotte che, all’interno dell’ufficio, «sembrano entrate nella quotidiana routine, realizzate alla luce del giorno, contando sul silenzio o l’indifferenza degli altri addetti», si legge ancora nell’ordinanza.

LA CORTE DEI CONTI
Per gli inquirenti, la responsabilità della situazione di illegalità diffusa potrebbe essere anche dei dirigenti del Dipartimento, che non hanno vigilato o che, pur accorgendosi delle mancanze, le hanno tollerate senza prendere provvedimenti. Una circostanza che ha procurato un grave danno per l’Amministrazione, anche dal punto di vista economico. Per questo motivo, sul caso indaga anche la Corte dei conti. Il pm Ugo Montella, che da tempo ha aperto un fascicolo sui giardinieri assenteisti, ha acquisito i nuovi atti della procura di piazzale Clodio. Anche in questo caso, una volta conteggiato il danno erariale, a risarcire il Comune potrebbero essere non solo i dipendenti infedeli, ma anche i dirigenti negligenti.

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