ROMA

Roma, Gianicolo abbandonato, dai rifiuti alla baraccopoli: passeggiate e monumenti nell'incuria

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Stefania Piras

I busti dei garibaldini? Fanno a gara con l’erba alta. Il monumento all’eroe dei due mondi? Ingabbiato nelle transenne, pure quelle cadute e abbandonate, da due anni. La passeggiata del Gianicolo? Costellata dall’immondizia. Il sonno della pandemia genera mostri, ma pure quello dell’amministrazione non è confortante per questo luogo dell’anima. Il lento risveglio della città dal lockdown ora che si specchia negli occhi dei soli romani, perché turisti non ce ne sono, fa emergere ancora più di prima le pieghe, e le piaghe, impresse sul volto di uno dei punti più panoramici di Roma, già poco vivibile ben prima del Covid. La vergogna è a due passi dalla terrazza che si affaccia sulla Città eterna: proprio sulla passeggiata che conduce al Belvedere dove troneggia Garibaldi a cavallo e dove dal 1847 un cannone spara tutti i giorni un colpo a salve. Ma cosa ci si può aspettare da una città che risparmia pure su un rito che ha attraversato due Guerre mondiali? Perché oltre all’erba alta e l’immondizia accatastata sulle pendici del colle, il Campidoglio a inizio anno, nei suoi documenti contabili, si era accorto che c’era un «mancato pagamento per le annualità 2015-2016-2017-2018 e gennaio/ottobre 2019 del servizio dello sparo del cannone al Gianicolo di Ro

 

Uno sparo che segna l’ora da oltre un secolo. I militari continuano la tradizione, solo che ora lo fanno armandosi di scopa e paletta per ripulire l’area dalle bottiglie, sacchetti, cartacce e rifiuti vari che i netturbini non raccolgono più. «Qui di storico si vede solo l’immondizia, sa che ogni giorno che vengo qua mi diverto a verificare se i rifiuti del giorno prima sono ancora presenti? Ebbene, ci sono cimeli che hanno superato record di mesi e mesi: lo scriva che è una vergogna, che non basta cambiare i sacchetti dei cestini ma devono pulire tutto», protesta Massimiliano, trasteverino doc che bracca gli agenti per denunciare il degrado del Gianicolo. Ieri, nello specifico, ha riportato un’abitudine tremenda che hanno preso i padroni dei golden retriever e dei labrador: fanno fare il bagno ai cani nella fontanella che si trova lungo la passeggiata (sarebbero 100 euro di multa). La stessa fontanella dove ciclisti, passanti assetati e bambini bevono l’acqua fresca. Lo sparo del cannone, i cartelli divelti, le bottiglie scolate e lasciate ai piedi degli alberi fanno parte di un album più vasto, di un’amnesia generale che ha colpito questa altura, una delle poche dove anche nelle ore più assolate, i romani vengono a godersi il venticello.

Ma cosa vedono ora che non ci sono le solite orde di turisti? «Lo schifo», dice una signora attenta a non andare nei punti dove l’erba è più alta. Lo schifo, precisamente, è localizzato davanti alla scala in pietra (sbeccata come il vecchio piatto di un servizio buono) che conduce alla terrazza. Lì sono sdraiati come enormi shangai puzzolenti tre frigoriferi industriali. Sui lati hanno attaccati volantini del 2004: hanno fatto tanta strada evidentemente. Ma proprio qui si doveva celebrare il loro fine vita? Qualcuno ha pensato che fosse un’area adatta visto il percolato per terra. Ci sono 14 bidoni rotti dell’Ama abbandonati che stazionano davanti a un cancello divelto che porta a un regno di nessuno, se non si vuole annoverare tra gli abitanti l’allevamento di zanzare tigre che mordono, e non mollano, le gambe pur coperte dai pantaloni. Urge una disinfestazione e magari, anche, capire chi abita lì visto che sorgono tre baracche piene di ciarpame, finestre rotte, comò, elettrodomestici vecchi e una montagna di paglia. Come se là dentro dovessero essere accolti ancora i pony, abusivi, che giravano sul colle prima dell’intervento delle forze dell’ordine. In una baracca più appartata, invece, si scopre un giaciglio che a giudicare dalle coperte ospita regolarmente qualcuno. A pochi metri, sotto, sorge l’orto botanico.

E pensare che il Gianicolo dovrebbe essere un’attrazione turistica, non un rifugio di fortuna. I bagni pubblici sono chiusi da almeno un anno. «L’amministrazione comunale si è posta il problema di bonificare quest’area? Quello è il Belvedere di Roma in risalto sulle guide turistiche mondiali! I bagni pubblici sono chiusi e ci sono cucine intere abbandonate lì, ma lo sanno? È ora di fare una bonifica subito, non si azzardino a farlo in campagna elettorale», dice Giorgio Carra, consigliere Pd del Municipio I. Il viaggio continua, le tappe che compaiono sulla guida turistica sono completamente trasfigurate. I tre camion bar che vendono olive e fusaje (lupini) sono deserti, così come la bancarella della paccottiglia ancora più lunare ora che non c’è nessuno a cui vendere la bandana fake con il Colosseo.

I burattinai Piantedosi sono morti, il sipario con dentro i burattini è chiuso per sempre. Ricordate il seibo, l’albero nazionale argentino (fiori lunghi e vermigli) che la Repubblica Argentina regalò al nostro Paese, e quindi a Roma, per i 150 anni dell’Unità d’Italia? Fu piantato proprio qui il 4 ottobre 2011. Quell’albero è morto, è rimasta solo una targa che lo celebra. «Un’offesa per chi ce lo ha donato», commenta esterrefatto Carra. L’offesa più eclatante forse, però, è quel monumento a Garibaldi con le lastre mutilate, spaccate come melagrane a causa di un fulmine il 7 settembre 2018. Non sono state ancora riparate. Forse chissà, in una prossima Estate romana. Roma grama. 

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