Roma, mangia un gelato e rischia di morire per choc anafilattico: «Mi è stato detto che non conteneva noci»

Mangia un gelato a Roma e rischia di morire per una reazione allergica: «Avevano detto che non conteneva nocciole»
di Alessio Esposito
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Martedì 5 Ottobre 2021, 21:33 - Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 12:57

Rischiare la vita per un gelato. È successo ad una turista americana a Roma, la 22enne Annika Larson, che lo scorso 28 settembre ha sfiorato la morte a causa di uno shock anafilattico. La giovane ha preso un gelato al gusto cioccolato e limone in una gelateria a Monti, ma pochi minuti dopo averlo mangiato il suo volto ha cominciato a gonfiarsi. La situazione è precipitata rapidamente: Annika quasi non respirava più, ma aveva con sé la sua EpiPen (autoiniettore di epinefrina, uno strumento medico utilizzato da chi soffre di gravi allergie), che le ha permerso di arginare la reazione allergica prima di essere portata in ospedale da un'ambulanza. 

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Rischia la vita per un gelato: il racconto di Annika Larson

La 22enne ha raccontato la sua disavventura a The Mirror: «Sono allergica a tutti i tipi di noci e nocciole e, dopo aver fatto delle ricerche, credo che il gelato contenesse anacardi e pasta di mandorle. Ho chiesto allo staff se il gelato contenesse noci e mi è stato detto di no». Annika Larson ha detto di aver seriamente temuto di morire: «L'ambulanza mi ha trasportato d'urgenza in ospedale in codice rosso, il più alto livello di urgenza. Una volta arrivata, sono svenuta e mi sono svegliata pensando che stavo morendo. Se non avessi avuto la mia EpiPen, sarei morta». Ed ha aggiunto: «Penso che le aziende alimentari dovrebbero etichettare il cibo in modo più chiaro».

Shock anafilattico dopo il gelato: cosa è successo

La ragazza ha ripercorso così quei drammatici momenti: «Ho mangiato il gelato intorno alle 16.48 e ho avuto la prima reazione 10 minuti dopo. Mi era stato detto che il gelato era vegano, il che avrebbe dovuto essere una spia d'allarme per me, poiché i prodotti vegani sono spesso fatti con noci. Sono andato direttamente in farmacia e ho preso un antistaminico, ma la situazione continuava a peggiorare. Così siamo saliti su un taxi per tornare all'Airbnb, dove ho chiamato il mio medico che mi ha detto che dovevo usare la mia EpiPen: avevo paura di farlo perché sapevo che sarei dovuta andare in ospedale». E poi: «Sono tornata in farmacia e lì hanno chiamato un'ambulanza per me. L'EpiPen mi ha aiutato a respirare meglio, ma la reazione allergica era ancora in atto. Sono arrivata in ospedale intorno alle 18.30 e sono stata dimessa a mezzanotte circa». 

Annika Larson ha concluso: «Sarei morta se non avessi agito in fretta. Sarebbe utile per le persone che soffrono di allergie se gli stabilimenti alimentari etichettassero il loro cibo. Questa cosa mi spaventa e so che succederà di nuovo. Di solito sono brava a informarmi, ma quando qualcosa viene etichettato in modo errato, non c'è molto che possa fare». 

Alessio Esposito

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