Frascati, la festa per i fratelli centenari: «Il nostro segreto? Vino e arte»

Giovedì 16 Gennaio 2020 di Raffaella Troili

Dalla malaria in Albania ai reumatismi e... «sono ancora qua» direbbe Vasco Rossi. Mangiano e bevono di gusto, anche se loro sottolineano «con morigeratezza». E ancora ribadiscono il concetto: «Tutto va fatto con moderazione...». Ma intanto un bel bicchiere di vino va giù con piacere. Così ieri i fratelli Paris ed Egidio Cellini sono arrivati a 100 anni. Figli, nipoti e pronipoti li hanno portati a festeggiare in un ristorante di Frascati dove, dopo un lieve malore dovuto al caldo di Egidio, il pranzo è proseguito fino al tardo pomeriggio, tra applausi e battute. Fino alla torta e al rito delle candeline, alle quali Paris ha tirato le corna, dato che non volevano spegnersi. Della famiglia di origine sono rimasti solo loro, la mamma è morta a 104 anni, gli altri sei fratelli si sono spenti prima, come le mogli di entrambi. Originari di Morolo (Frosinone), nati in una famiglia di pastori, hanno superato la guerra e molto altro. Ora seppur «acciaccati» sono ancora arzilli e puntano al record, forti anche di un altro centenario, uno zio che come loro arrivò a 100 anni. Specie Egidio, che vuol tirare «almeno a 110» mentre Paris si affida a «quel che vuole il Signore, finché Dio mi dà la salute, certo se vengono altri anni me li prendo tutti».
I due fratelli - entrambi hanno tre figli - vivono uno a Torre Maura e uno a Tor Vergata e fino a poco tempo fa con una passeggiata l'uno raggiungeva l'altro. Ora Egidio ha problemi di deambulazione, Paris non si lamenta più di tanto. Se la ridono se qualcuno gli chiede qual è l'elisir dell'eterna giovinezza. Paris: «Ce so' arrivato, mica lo so come ho fatto. Un giorno, una settimana, un mese, un anno in più e grazie a Dio sono ancora qui».
 

Maggiorenni sono partiti per la guerra, Paris sul fronte greco dove come fante cade più volte nelle mani degli inglesi dopo esser stato anche in Albania. Egidio sul fronte russo: bersagliere, sopravvive a tre anni di gelo e prigionia. Avevano la V elementare e due grandi passioni nel cassetto: l'arte e la natura. «Per campare, perché avrei voluto fare l'artista», Paris si è arruolato nelle guardie carcerarie a Monferrato e dopo vari riavvicinamenti e venuto a Roma. Dove ha vissuto sempre a pochi chilometri di distanza dal fratello e lavorato in vari istituti di pena da Regina Coeli al carcere minorile di Casal del Marmo dove ha chiuso la carriera. Egidio ha fatto il muratore. Tornando alla loro longevità, ripete anche il figlio Sandro che «non si negano nulla, quando possono ci scappa un bicchierino di rosso, sono rimasti intellettualmente vivaci...». Amano la buona cucina, ancora mangiano di tutto: tagliatelle, polenta, ravioli, dolci, frittelle e baccalà, ma soprattutto: «Vivere all'aria aperta, coltivare ortaggi, lavorare la terra, fare movimento, camminare nei parchi» dove fino a qualche settimana fa Egidio si faceva accompagnare dalla figlia a fare ginnastica agli attrezzi nel verde di Torrespaccata. Un consiglio spassionato: «Non prendersela per tutto, non arrabbiarsi troppo, affrontare la vita con serenità, alla giornata». Proprio vivendo alla giornata sono arrivati a quota 100. Ancora Paris insiste con la «vita moderata, non mi sono mai drogato, ho fumato un paio d'anni ma le sigarette non le respiravo, in tutti i campi si può far tutto ma senza abbuffarsi. Acciacchi? Tanti e di ogni tipo».
Ora certo «si tribola in poltrona i disturbi ci sono e tanti ma ancora vado a passeggio. Fino a qualche mese fa facevo lorto, curavo le piante, coglievo olive e pomodori, mi davo da fare». Ora soprattutto gioca a carte e da vecchio saggio tifa sia per la Roma che per la Lazio.

Natura, orto, buona cucina e vino rosso. Tutto qui? No, entrambi i gemelli Cellini oltre alla grande passione per il cibo non hanno rinunciato ad esprimere e coltivare quello che per necessità non poteva che essere un hobby. L'abile muratore e la guardia carceraria scrivono poesie sulla natura e sull'amore, tutti e due. E Paris è un bravo scultore e artista. «La guardia carceraria non la volevo fare, io sono un artista». Ecco, qual è forse la ricetta segreta, per fermare il tempo. Non rinunciare ai sogni, a quelle passioni che la vita, la povertà, il contesto sociale non hanno permesso di coltivare seriamente nonostante la predisposizione. La vena artistica si è in qualche modo espressa in quadri, sculture, strofe, dediche che accompagnavano i regali.
I festeggiamenti continuano domenica a Palestrina, con 130 invitati e i cibi cucinati dai figli. Sempre «se Dio vuole» chiude sornione Paris.

 

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