Roma, i surfisti e l'appello alla sindaca Raggi: «Ci faccia tornare in acqua»

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Sabato 9 Maggio 2020, 09:46 - Ultimo aggiornamento: 09:59

(di Mirko Polisano - foto Mino Ippoliti)

Vedere il mare da così vicino e non potersi tuffare tra le sue onde. È doppia la beffa sul litorale della Capitale per le centinaia di atleti degli sport acquatici che causa l’ordinanza della sindaca Raggi con cui sono state chiuse le spiagge non possono allenarsi al pari di altri professionisti. Così alcuni di loro tra appassionati ed esperti di kytesurf, windsurf, bodyboard e vela sono tornati a chiedere, mute addosso e tavole alla mano, la possibilità di entrare in acqua solo per allenarsi. Sono decine i surfisti di Ostia che si appellano alla sindaca Raggi per poter ritornare in acqua. A unirsi al loro coro, anche la campionessa olimpica di windsurf e vicepresidente del Coni, Alessandra Sensini: «In alcuni comuni e anche in altre regioni - fa sapere Sensini - lo sport in acqua è consentito. In Toscana, per esempio, molti sono già tornati tra le onde. E Roma, la Capitale d’Italia, non può restare indietro rispetto alle altre città. Capisco che ora sia difficile gestire il tutto, ma con buon senso e rispetto delle regole si potrebbero consentire gli allenamenti in acqua».

RISCHIO ZERO
Il surf, peraltro, è uno dei pochi sport a rischio zero, trattandosi di  un’attività  individuale la cui caratteristica principale è proprio la distanza interpersonale. «Vogliamo tornare a praticare il surf e le altre discipline acquatiche - dicono Davide Danti, tre volte campione italiano di bodyboard e Alessandro Clinco, già nazionale azzurro ai mondiali di surf alle Azzorre -  lungo le coste romane, nel pieno rispetto delle norme e delle disposizioni per la tutela della salute. Cogliamo l’occasione per ricordare l’importanza degli sport acquatici sul litorale della Capitale  che creano un indotto economico e turistico».

L’INDOTTO

Gli sport acquatici restano una risorsa economica per Ostia oltre a rappresentare un volano per il turismo. Oltre mille persone - dati forniti dalla Federazione Italiana Vela - praticano professionalmente windsurf, vela e kytesurf a cui si aggiungono altre 1200 atleti tesserati. Un volume d’affari che supera il milione e mezzo d’euro (senza considerare i costi di ammortamento delle strutture: dalle opere di manutenzione ai pezzi nuovi da acquistare). Un mercato che causa emergenza Covid oltre a essere fermo, non riesce a ripartire. Alla stretta della sindaca Raggi, nei giorni scorsi si è aggiunta anche la linea dura del prefetto di Roma, Gerarda Pantalone. «La praticabilità in forma individuale delle discipline sportive - si legge in una nota della prefettura - incentiva l’utilizzo delle spiagge, il cui impiego è ancora precluso». «Negli ultimi anni la disciplina del surf ha raggiunto alti e prestigiosi livelli, sia in ambito nazionale che internazionale - proseguono Danti e Clinco -  I tratti di costa in cui pratichiamo il surf, sono battuti dai venti per più di 200 giorni all’anno, caratteristica che rende il litorale di Roma tra le  principali mete ambita  da
numerosi atleti affermati a livello mondiale».
 

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