Fase 2 Roma, tavolini e banchi sui marciapiedi: «Spazi extra anche ai negozi»

Fase 2 Roma, tavolini e banchi sui marciapiedi: «Spazi extra anche ai negozi»
di Lorenzo De Cicco e Camilla Mozzetti
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Giovedì 7 Maggio 2020, 11:47 - Ultimo aggiornamento: 11:49

Più tavolini e banchi all’aperto per tutti. Non solo bar e ristoranti. L’amministrazione di Virginia Raggi punta a concedere a tutti i negozi, dai vestiti alle scarpe ai casalinghi, la possibilità di “allargarsi” sul suolo pubblico e sistemare una parte dei prodotti in strada o sui marciapiedi. Con procedure di autorizzazione ultra-rapide, in 20 giorni, forse addirittura con la regola del «silenzio-assenso», come ha proposto ieri il presidente della Commissione Attività produttive, Andrea Coia (M5S). A sentire il Comune, è un modo per aiutare i commercianti a limitare i danni del contingentamento degli ingressi. Ma da Centocelle a Tor Sapienza, i comitati di quartiere guardano all’operazione con perplessità: giusto aiutare le attività piegate dalla crisi del Covid, dicono, «ma vie e piazze non diventino uno sconfinato suk».

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Il piano che sta prendendo forma in Campidoglio prevede regole diverse per il cuore della Capitale, rispetto a tutti gli altri quartieri. In Centro, ha spiegato ieri il capo della Commissione Commercio, potranno chiedere di aumentare le metrature per i tavolini solo bar, ristoranti e librerie, che potranno esporre all’aperto i banchi con i volumi in vendita. Fuori dalla città storica invece, aggiunge Coia, «tutti i tipi di negozi potranno domandare una concessione di suolo pubblico». Le regole? I vincoli saranno allentati, «l’importante è che i progetti siano decorosi». Gli unici paletti inderogabili riguarderanno il rispetto del Codice della strada e la distanza dai monumenti. Per ottenere lo spazio su un marciapiede, la larghezza dovrà superare i 2 metri tra la vetrina del negozio e l’inizio della carreggiata.

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«La proposta di delibera a cui stiamo lavorando - prosegue il presidente della Commissione Commercio - regolerà la possibilità di montare pedane sui parcheggi, ma anche scaffali e panchine». Chi ha già un permesso di occupazione di suolo pubblico - e al momento sono soltanto bar e ristoranti - potrà chiedere fino al 35% dello spazio in più. Anche chi non ha alcuna concessione, potrà spedire una richiesta al Municipio per averne una nuova di zecca. Secondo Claudio Pica della Fiepet Confesercenti, solo per bar e ristoranti le domande saranno più di 3 mila. La metà nel I e II Municipio, il resto nel III, V, VIII, IX e XV. 

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Le concessioni extra saranno a tempo. Nei piani dell’assessore allo Sviluppo economico, Carlo Cafarotti, la scadenza dovrebbe coincidere col 31 dicembre. Ma è allo studio la possibilità di estenderle fino a 12 o 18 mesi, nel caso in cui l’emergenza virus - con le sue ripercussioni economiche - sia più lunga. L’estensione degli spazi per bar e ristoranti, che riapriranno con almeno il 40% dei coperti in meno per far rispettare le distanze, sembra essere giudicata favorevolmente dai romani: l’88% avallerebbe l’idea, il 52% anche se comportasse una riduzione dei parcheggi, così ha detto una ricerca dell’Agenzia di controllo sui servizi pubblici. Nei comitati dei quartiere invece guardano con perplessità all’idea di allargare a tutti i negozi la possibilità di spazi extra. Per Roberto Torre, presidente del comitato Tor Sapienza, la mossa «potrebbe degradare ancora di più le periferie». Monica Paba, presidente della rete di imprese di via dei Castani a Centocelle: «Un conto è cercare di risolvere un problema enorme che è quello della ristorazione molto più penalizzata, un conto è concedere suolo pubblico a tutti. Bisogna evitare che si crei un suk».

Per quanto riguarda i tributi comunali, al tavolo con il Campidoglio, la Cna di Roma ha chiesto per le attività rimaste chiuse dal varo del primo Dpcm dell’11 marzo, «lo scorporo del pagamento della Tari per i tre mesi di chiusura e un’eventuale riduzione per i mesi a venire, in virtù di quella che sarà probabilmente una ripresa molto lenta». Per ora il Campidoglio ha sospeso il pagamento della Tari e della Cosap (la tassa per l’occupazione del suolo), ma per un’eventuale esenzione servirà una copertura a bilancio di circa 90 milioni di euro. Una somma che il Comune ha chiesto al governo. 

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