Fabrizio Angeloni e il sospetto di un tradimento prima dell'omicidio a Ladispoli. Un vicino: «Disse che non avrebbe accettato la fine del matrimonio»

La confidenza dell'uomo a un vicino di casa prima di massacrare moglie e figlia

Ladispoli, il sospetto di un tradimento: dieci giorni prima dell'accoltellamento l'uomo si era confidato: «Non accetto la fine del matrimonio»
di Emanuele Rossi
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Domenica 24 Aprile 2022, 00:15

«Era venuto da noi a casa per sfogarsi e dirci che non accettava la fine della storia e poi che loro due, moglie e figlia, non ce l’avrebbero fatta ad andare avanti senza di lui». Dal racconto di Andrea Fornari, il vicino di casa, Fabrizio Angeloni, il 49enne accusato di tentato duplice omicidio, le stava provando tutte per riconquistare l’amore di Silvia Antoniozzi, che invece non voleva più proseguire il rapporto sentimentale tanto da aver chiesto la separazione. E circa dieci giorni prima di averle inferto tre colpi al torace con un coltello, e uno anche alla figlia 16enne forse intervenuta in difesa della madre, il tecnico impiegato dell’Istituto di fisica nucleare si era presentato nella palazzina di via Milano, a Ladispoli. Dopo essere stato a casa dalla moglie, probabilmente per l’ennesimo approccio perché ormai non viveva più lì con loro da un mese, Angeloni si era fermato anche dagli altri inquilini del condominio nel disperato tentativo, evidentemente, di convincere in qualche modo altre persone a mettersi in mezzo per poterlo aiutare. «Non saprei – prosegue nel racconto Andrea – sembrava quasi che cercasse conforto. Aveva il sospetto che la moglie potesse avere un’altra relazione. Insomma non si dava pace». 


L’OSSESSIONE


Angeloni forse già altre volte si era avvicinato nell’edificio di via Milano, magari senza nemmeno citofonare, ma solo per osservare da vicino sua moglie, Silvia, insegnante di lettere nel plesso scolastico di via del Ghirlandaio, per capire se lei avesse davvero voltato pagina. Insomma, piombava all’improvviso ossessionato dalla storia finita in quel modo. La mattina di giovedì invece non ha esitato nel farsi aprire il portone, salire su ed incontrarla per discutere ancora. O magari ha usato le sue chiavi. Dalle parole ai fatti, poi si è recato nella cucina, ha preso un coltello, è tornato in bagno dove c’era Silvia Antoniozzi e le ha sferrato tre colpi, poi ha assalito anche la figlia e infine avrebbe rivolto la lama verso il suo addome penetrandolo fino quasi ad uccidersi e abbandonandosi accanto alla moglie sul pavimento pieno di sangue. Questa è l’ipotesi più accreditata degli investigatori in attesa di poter parlare con i diretti interessati. Fra i tre la più grave è sempre la donna 49enne ricoverata in terapia intensiva al San Camillo di Roma. Sta lottando tra la vita e la morte come lasciato intendere anche dall’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato in una nota ufficiale.«“Forza Silvia” – scrive - è la voce che si eleva dai professionisti dell’azienda ospedaliera San Camillo che stanno facendo di tutto per salvare la vita alla donna. Sono in costante contatto con la direzione strategica dell’ospedale e desidero rivolgerle un abbraccio. Tutte le equipe sono coinvolte con un monitoraggio continuo della paziente». La figlia, nonostante sia in coma farmacologico, invece è stata giudicata fuori pericolo dai sanitari del Bambino Gesù, così come Angeloni, in prognosi riservata al Policlinico Gemelli e piantonato perché ha ricevuto già nella serata di giovedì l’ordinanza di custodia cautelare da parte della Procura di Civitavecchia. Nei prossimi giorni dunque i carabinieri della compagnia di Civitavecchia, guidati dal capitano, Mattia Bologna, potrebbero parlare con la figlia per avere più chiara la dinamica e comprendere pure se il padre abbia tentato davvero il gesto estremo, come sospettano sempre gli inquirenti. Minorenne che subito dopo essere stata accoltellata, aveva trovato la forza di sottrarsi alla furia dell’uomo e fuggire dando l’allarme ai vicini di casa prima di cadere senza più forze sulle scale interne al condominio. «Salvate mamma», sono state le sue parole, ascoltate sia dai primi operatori sanitari intervenuti nel palazzo che dai vicini di casa, i quali poco prima avevano dato l’allarme al 118 e ai carabinieri. 
Silenzio surreale nel quartiere Caere Vetus. Poca voglia di parlare nel centro anziani sotto all’appartamento finito alla ribalta della cronaca. Nella scuola di via del Ghirlandaio gli studenti in questi giorni hanno ricevuto la visita di uno psicologo per il trauma ricevuto. 

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