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Fabio Palotti, l'operaio morto alla Farnesina: misura interdittiva per il capo della ditta, accusato di «omicidio colposo»

Il manutentore fu trovato morto nel vano ascensore il 28 aprile scorso

Fabio Palotti, l'operaio morto alla Farnesina: misura interdittiva per il capo della ditta, accusato di «omicidio colposo»
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Sabato 25 Giugno 2022, 09:11 - Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 11:09

Svolta nel caso della morte di Fabio Palotti alla Farnesina. I Carabinieri della Stazione Roma Ponte Milvio unitamente a personale della Sezione di P.G. – Ispettorato Igiene e Lavoro della Procura della Repubblica di Roma, hanno eseguito un’ordinanza che dispone il divieto di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per mesi 6, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, nei confronti dell’amministratore unico della ditta incaricata, in regime di subappalto, della manutenzione degli ascensori all’interno del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il destinatario della misura interdittiva è gravemente indiziato del delitto di omicidio colposo ai danni di un operaio intervenuto per la manutenzione di un ascensore, commesso con l’aggravante di aver violato le norme di settore nell’ambito della prevenzione degli infortuni sul lavoro. Le indagini dei Carabinieri della Compagnia Roma Trionfale, coadiuvati per la parte di competenza personale della Sezione di P.G. – Ispettorato Igiene e Lavoro della Procura della Repubblica di Roma e dell’Asl Roma 2 , hanno inizio il 28 aprile u.s. a seguito del rinvenimento nella sede del dicastero in particolare, nel vano ascensore, del cadavere di un uomo che aveva perso la vita a seguito di un intervento di manutenzione di un impianto ascensore installato nell’ala uffici del palazzo.

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In particolare veniva accertato che, dopo aver aperto le porte con la chiave in dotazione ai manutentori ed aver fermato la cabina all'altezza utile per l'intervento da effettuare, il manutentore ometteva di inserire la leva di blocco dell'ascensore sulla posizione "ispezione", sicché l'ascensore si metteva in funzione mentre l’operaio si trovava sul tetto, rimanendo incastrato tra la cabina e la parete del vano corsa, prima di precipitare nella fossa. I successivi sviluppi investigativi hanno permesso di acquisire gravi indizi circa la realizzazione di reiterate condotte di negligenza, imperizia ed imprudenza, ad opera del datore di lavoro e consistite nell’adibire alle mansioni di manutentore di ascensori e montacarichi il dipendente, specializzato per il solo servizio di presidio tecnologico, pur essendo privo dei requisiti tecnici/professionali e non adeguatamente formato e addestrato per la specifica attività di intervento e manutenzione cui di fatto era stato delegato. Veniva accertata inoltre la mancata predisposizione, nell’ambito del documento di valutazione dei rischi della prescritta relazione afferente tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l'attività lavorativa, con particolare riferimento alle fasi e alle procedure di intervento, di manutenzione e installazione degli elevatori e la mancata adozione di un idoneo piano operativo di sicurezza, in riferimento al singolo cantiere interessato. Si acquisivano inoltre gravi elementi indiziari sulla circostanza che il dipendente non era stato sottoposto alla prescritta sorveglianza sanitaria periodica in quanto il pregresso certificato di idoneità specifico alla mansione era scaduto il 10.02.2020.

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In sintesi, secondo quanto accertato allo stato dalle indagini, il deceduto avrebbe operato in assenza di qualsiasi riferimento e consapevolezza dei rischi connessi all'attività lavorativa di ascensorista svolta alle dipendenze della ditta appaltatrice e dunque l'evento mortale occorso rappresenta, secondo la ricostruzione del giudice delle indagini preliminari, la concretizzazione del rischio che le norme cautelari violate miravano ad evitare. Il giudice per le indagini preliminari ha altresì evidenziato il concreto ed attuale il pericolo di reiterazione da parte dell'indagato di delitti della stessa specie di quello occorso allo sfortunato lavoratore, in particolare il pericolo che si verifichino ulteriori infortuni anche con esito mortale ai danni dei dipendenti della ditta nello svolgimento delle mansioni di ascensoristi, tenuto conto delle plurime violazioni alla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Il giudice ha altresì ravvisato anche il pericolo di inquinamento probatorio, desumibile dalla presentazione da parte dell'indagato, a seguito di ordine di esibizione emesso dagli uffici della Procura, di una copia di un certificato di abilitazione alla manutenzione di impianti ascensori o montacarichi, risultato obiettivamente “falso”, perché mai rilasciato dalla Prefettura competente. Il provvedimento emesso è frutto di un’azione efficace della Procura di Roma, svolta di concerto con l’Arma dei Carabinieri, finalizzata ad accertare e ricostruire le gravi condotte omissive e di violazione della normativa a tutela dei lavoratori, che determinano incidenti mortali e/o gravissimi nel Comune di Roma. Il procedimento versa nella fase delle indagini preliminari e dunque l’indagato è da ritenersi innocente sino a sentenza passata in giudicato.

 

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