Fabio Palotti morto al ministero della Farnesina. «Ha chiesto aiuto urlando», ma nessuno l’ha trovato

L'uomo è rimasto schiacciato da un ascensore mentre effettuava la manutenzione

Fabio Palotti morto al ministero della Farnesina. «Ha chiesto aiuto urlando», ma nessuno l ha trovato
di Michela Allegri e Francesca De Martino
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Martedì 3 Maggio 2022, 09:22 - Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 11:57

Un grido disperato, una richiesta di aiuto che arrivava dalla tromba dell'ascensore e che ha raggiunto un funzionario della Farnesina, che ha subito dato l'allarme. Ma i Carabinieri in servizio al dicastero non sono riusciti a trovare Fabio Palotti, l'operaio di 39 anni morto mercoledì, nel tardo pomeriggio, mentre effettuava un intervento di manutenzione. Era praticamente impossibile: il giovane è rimasto intrappolato mentre il macchinario, entrato in funzione, gli è precipitato addosso. Emerge dai risultati preliminari dell'autopsia disposta dal pm titolare del fascicolo, Antonino Di Maio, che procede per omicidio colposo. Da primi accertamenti, effettuati dall'istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli, emerge che l'operaio è morto sul colpo, a causa di gravissime lesioni da schiacciamento: il quadro di ferite e fratture è stato descritto come «devastante». La morte sarebbe sopraggiunta immediatamente, senza agonia. Fabio, che aveva cercato di rannicchiarsi in un'intercapedine di 20 centimetri, non avrebbe sofferto.

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In queste ore gli inquirenti stanno ascoltando diversi testimoni, tra colleghi dell'operaio, il datore di lavoro e alcuni dipendenti del ministero degli Esteri. Agli atti c'è anche una nota di servizio nella quale viene raccolta la dichiarazione del funzionario della Farnesina: tra le 18,25 e le 19 ha sentito una voce maschile gridare «aiuto».

Ha dato l'allarme, ma il giovane, intrappolato nel vano, non è stato trovato. A detta dei testimoni, infatti, le porte degli ascensori erano chiuse. Ma si tratta di un dettaglio da verificare: si cerca una risposta nei filmati delle telecamere di sicurezza presenti sui pianerottoli.

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IL CELLULARE
C'è anche un altro giallo, oltre a quello della richiesta d'aiuto: il cellulare di Palotti non è ancora stato trovato. L'ultimo segnale risale alle 18,25. Per cercare il telefono, gli inquirenti hanno disposto un nuovo sopralluogo nel vano ascensore: l'apparecchio potrebbe essersi incastrato in qualche intercapedine. Intanto i carabinieri stanno ricostruendo l'ultima giornata lavorativa dell'operaio. Il trentanovenne era al lavoro nel vano da solo, così come prevede il protocollo da seguire per la manutenzione ordinaria. Aveva preso servizio alle 14,30 e il suo turno terminava alle 22. I colleghi sapevano che il giovane era di turno e che doveva effettuare l'intervento. Adesso l'inchiesta punta a chiarire se a uccidere Fabio sia stato un malfunzionamento della pulsantiera di manutenzione, o un errore umano. L'operaio avrebbe infatti dovuto azionare un freno di emergenza per arrestare la corsa dell'ascensore prima dell'intervento. Ma l'impianto non si è bloccato. Per chiarire questo aspetto il pm ha disposto una consulenza tecnica.
IL RITROVAMENTO
Il corpo di Palotti non è stato trovato fino alla mattina successiva. Nessuno, per circa 15 ore, si è accorto della tragedia. Il legale dei familiari, l'avvocato Michele Montesoro, ha sottolineato che la moglie della vittima non ha dato subito l'allarme perché quel giorno aveva litigato con Palotti e pensava che lui avrebbe passato la notte dai genitori. Giovedì mattina, quindi, la donna li ha chiamati e ha scoperto che non avevano notizie di lui. Ad accorgersi dell'incidente è stato un collega: arrivato al ministero alle 8 di mattina, ha visto la Punto dell'ascensorista ancora parcheggiata nel piazzale, nonostante il suo turno fosse finito alle 22 della sera precedente. L'uomo ha letto i piani di intervento e si è accorto che Palotti doveva effettuare un sopralluogo sull'ascensore che arriva fino alla mensa. Ha fermato l'impianto e ha trovato il corpo straziato dell'operaio.
 

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