Expo 2030, il sogno Obama nel comitato per Roma

L’idea del Campidoglio: l’ex presidente degli Usa nel board dei nomi eccellenti

Expo2030, il sogno Obama nel comitato per Roma
di Lorenzo De Cicco
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Venerdì 26 Novembre 2021, 00:16

La sfida è difficile, le rivali «temibili. E nessuno farà sconti», mette subito in chiaro Giampiero Massolo, l’ambasciatore, ex capo dei servizi segreti del Dis, che Gualtieri ha voluto al timone del comitato promotore che proverà a portare a Roma l’Expo 2030. Un tesoro da 45 miliardi di euro, secondo le stime della Luiss, che genererebbe 200mila posti di lavoro, 100mila stabili a kermesse finita. Massolo si è appena insediato, ieri ha convocato un gruppo ristretto di giornalisti, per parlare della «campagna elettorale molto impegnativa» che attende la Capitale. Tocca convincere i 170 Paesi del Bie, il Bureau International des Expositions, con sede a Parigi, che assegna l’Esposizione. In questi mesi andrà dipanata una rete diplomatica larga, che si articolerà nelle relazioni internazionali ufficiali, nei contatti sottotraccia, nell’asse decisivo con l’Ue (Roma è l’unica città in corsa tra gli stati dell’Unione), arruolando nomi eccellenti nei due board che affiancheranno il comitato organizzativo, cioè il comitato d’onore e quello scientifico. Gualtieri punta sui rapporti consolidati che ha costruito durante l’esperienza all’Europarlamento e da ministro dell’Economia, vorrebbe Ursula von der Leyen nel comitato d’onore.

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C’è anche un precedente: nel 2006 il governo Prodi chiese a Barroso di impegnarsi per l’Expo 2015. Ma nelle riunioni riservate a Palazzo Senatorio sono state vagliate altre ipotesi. Quella più suggestiva, mai emersa finora, è sicuramente Barack Obama. L’ex presidente Usa, così spera il Campidoglio, potrebbe accomodarsi nel pool delle eccellenze che tifano per Roma. Un corteggiamento non facile, ma c’è un fattore che potrebbe rendere la strada meno impervia: la principale sfidante di Roma è Mosca. È considerata la candidatura più forte rispetto alle altre 3 città in lizza, cioè Odessa, Busan e Riad, l’ultima entrata in gara. La presenza dell’Ucraina, secondo diversi osservatori, depotenzia le chance del Cremlino, ma la partita è aperta. Putin darà battaglia. E la Capitale proverà a incunearsi nelle crepe delle diplomazie rivali. «Ciascuno ha punti forti e punti deboli - ragiona Massolo - tutti cercheranno di far valere al massimo i propri punti di forza e nessuno farà sconti».

L’ambasciatore, che dal 2016 è presidente di Fincantieri e svolgerà l’incarico a titolo gratuito, ieri ha sottolineato gli «effetti economici positivi che produce l’Expo: dalla vendita dei biglietti all’effetto fiscale, dall’afflusso all’ospitalità. E da un Expo di successo può discendere una valorizzazione del patrimonio immobiliare, una capacità di attrarre investimenti». Com’è capitato a Milano dopo il 2015. C’è poi «il fil rouge col Giubileo del 2025» da sfruttare.

La prima tappa di avvicinamento verso l’assegnazione è il 14 dicembre a Parigi, per presentare il «concept», l’idea di base dell’Esposizione romana. Ci sarà Gualtieri, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, Massolo e Giuseppe Scognamiglio, l’ambasciatore che ha redatto il primo dossier e che dovrebbe essere promosso direttore generale del comitato organizzatore.

I TEMPI
Il passo successivo, ma dirimente, è trovare l’area dove costruire i padiglioni che, ad evento concluso, diventeranno incubatori di tecnologie, centri di ricerca e “case” delle start up. Se n’è discusso ieri in un vertice riservato in Campidoglio con l’assessore all’Urbanistica di Gualtieri, Maurizio Veloccia, e Scognamiglio. In pole c’è Tor Vergata, gli spazi che nel 2000 ospitarono due milioni e mezzo di Papaboys per la Giornata mondiale della gioventù. La prossima settimana è in programma un sopralluogo. Sembra ormai tramontata l’idea di Raggi dell’Expo diffuso su 3-4 poli, per problemi logistici, rischierebbe di essere un gap agli occhi del Bie. «Bisogna individuare un’area sufficientemente ampia, di 130 o 140 ettari, che rappresenti la cittadella dell’Expo - spiega Massolo - Questo non vieterà possibili iniziative in altre aree della città». Dopo il «bigliettino da visita» da sfoggiare il 14 dicembre, la scadenza successiva è il 30 aprile 2022, quando Roma dovrà illustrare il master plan definitivo. Poi, nel 2023, toccherà ai 170 elettori del Bie, a scrutinio segreto, depositare le schede nell’urna. Magari sotto gli occhi di Obama.
 

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