Viaggio nell'emergenza, da Casal Bruciato a san Basilio: auto in fila per avere una dose

Mercoledì 30 Ottobre 2019 di Stefania Piras
Tiburtino e droga uguale San Basilio. Questo è il quartiere dove Giovanna Proietti ha preso ed è andata in commissariato a denunciare suo figlio Valerio Del Grosso. Qui è come Scampia: ci sono file di auto lunghe chilometri che aspettano, abbassano il finestrino, pagano in anticipo la droga e ripartono. San Basilio rappresenta uno dei maggiori centri di smercio all’ingrosso di ogni tipo di droga. Solo qui sono attivi ben quattro gruppi criminali: i Papillo, i Cimmino, il gruppo Cataldi e il clan Gallace. La droga parla calabrese e napoletano, gli albanesi fanno i galoppini. Il triangolo formato dalle vie Corinaldo (dove c’è anche un circolo Pd) e via Gigliotti, area di case popolari occupate e di gente ai domiciliari che continua a vendere, è il cuore pulsante di questa centrale che smista per tutta la Capitale. Un posto, una garanzia: il bar della coltellata.

Qui vengono gli spacciatori e sono tranquilli perché il quartiere è controllatissimo dagli abitanti. Ti fermano per strada, ti fanno rallentare e studiano, controllano dentro l’auto per capire chi sei e con chi vai. Veri e proprio posti di blocco, solo che non sono le forze dell’ordine a farli. In giro è pieno di vedette e pali: spesso mamme con i passeggini che intercettano l’arrivo della polizia con un avviso in codice: «Attaccate i panni», «La cena è pronta». Lo shopping di coca e fumo è vorticoso dalle 23 alle 4 di notte: spesso gli acquirenti arrivano in taxi e i soldi, tantissimi, girano in gonfi bustoni dell’immondizia neri, quelli proibiti dall’ordinanza Raggi.

Un pezzo di eroina costa 20 euro, uno di cocaina 40 euro. Un pezzo è 0,4 grammi. Si comprano pacchetti di erba e fumo da 10 e 20 euro. Una “ketamina bag” o lo speed costa 20 euro. Ora, chi cerca di migliorare la situazione ricorda che servono più uomini e mezzi alle forze dell’ordine e sottolinea le lacune che hanno moltiplicato droga e “ferri”. Oggi che non c’è più la vecchia guardia della polizia che conosceva il territorio come le proprie tasche (e qui ricordano anche i nomi, da Lupi a “Robertone” Bonvissuto) e che teneva a bada la criminalità, subendo di tutto, sassaiole e qualsiasi tipo di ostilità, c’è un vuoto che inizia a pesare. Un esempio? La caserma di Settecamini chiusa da un anno (una delle ultime operazioni fu il sequestro di oltre un quintale di droga a Casal Monastero, il quartiere dei pusher killer di Luca Sacchi) e l’ex scuola in via Tedeschi che sei anni fa doveva ospitare gli agenti del commissariato Sant’Ippolito che invece sono andati a San Lorenzo.

Il Municipio tutto è costellato di zone molto critiche. Lo sa bene la minisindaca Roberta Della Casa che, come la collega Monica Lozzi, sta preparando un dossier dettagliato da inviare al prefetto. Si spaccia in via di Pietralata, anche perché è più semplice. La strada è disseminata di locali notturni dove chi cerca, trova. Una piazza di spaccio recentissima a Casal Bruciato è il Parco Bergamini. Sulla collinetta che una volta era area di sgambamento per cani è cominciato da poco un viavai di giovanissimi senza cani, però. Comprano e vendono.

«Via Satta fa paura soprattutto di notte», confida una fonte. Anche in via Diego Angeli, dove hanno sparato domenica notte, si spaccia. Un mese fa fuori dalla scuola Piccinini, sul marciapiede di via Zincone, hanno trovato una siringa per terra. E poi sono stati segnalati movimenti sospetti a Ponte Mammolo e Rebibbia, proprio fuori la stazione della metro e davanti al supermercato. E persino a Casale Caletto, una volta abbandonato dall’attore Mirko Frezza, è tornato il declino. Anche al Tiburtino III, a Santa Maria del Soccorso, nelle case popolari tra via Grotte di Gregna, via Giordani e via Mammuccari si acquista droga. «Ed è peggiorata la situazione: c’è un riposizionamento dei gruppi criminali, ci si aspetta sotto casa per sparare», raccontano tutti, da Portonaccio a Pietralata.
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