Droga, al Policlinico Casilino 4 neonati in crisi d'astinenza. Il primario: «Dobbiamo usare il metadone»

Domenica 3 Novembre 2019

Tremano, non riescono mai a prendere sonno, piangono, sono irritabili in maniera innaturale. Bimbi appena venuti al mondo già positivi alla cocaina. In queste ore nella terapia intensiva neonatale del Policlinico Casilino di Roma sono ricoverati quattro neonati: i medici hanno riscontrato tracce di sostanze stupefacenti nell'urina. E' una delle conseguenze drammatiche della grande diffusione della droga: l’abuso di sostanze spesso non si ferma nemmeno in gravidanza. «Di solito - spiega Piermichele Paolillo, primario di neonatologia del Policlinico Casilino - capita che qualcosa non ci quadri nella mamma o nel padre. Se abbiamo sospetti chiediamo un esame delle urine. Si trovano cocaina, metadone, oppiacei.

Così si avvia un percorso che può portare a una segnalazione al tribunale dei minori che fa partire l'iter per nominare un tutore». Il neonatologo spiega che di solito i bambini con questi problemi «all'inizio stanno bene, la sindrome di astinenza neonatale inizia dopo qualche giorno. Il bambino diventa agitato, irritabile e bisogna usare barbiturici per sedarlo». I neonati devono prendere il metadone e seguire terapie per affrontare i primi giorni di vita, con lo spettro che altri problemi provocati dalle droghe durante la gestazione, come il ritardo neurologico, si presentino più avanti.

Un fenomeno che non è circoscritto solo alla capitale. All'ospedale Misericordia di Grosseto negli ultimi tre mesi i neonati positivi alla cocaina sono stati due, a Milano nell'ultimo mese trattati in ospedale sei neonati in crisi di astinenza da cocaina, cannabinoidi o metadone, e altri casi in città diverse. 

«Ci capiteranno una ventina di casi ogni anno di bambini positivi alle sostanze stupefacenti, con picchi di ricoveri come in questo momento», spiega il professore, vicepresidente della Società italiana di Neonatologia. Nelle maternità dei grandi ospedali italiani, come Careggi a Firenze, si contano almeno una decina di casi l’anno. 

Arrivano coppie giovani, «famiglie fragili, cresciute in ambienti disagiati, entrano in ospedale solo per partorire - spiega Paolillo - spesso quando parliamo con le coppie a rischio, ci danno giustificazioni. Dicono di aver preso un po’ di coca qualche giorno prima a una festa o magari di aver assunto eroina ma fumandola, non iniettandola, ripetono che tanto non può succedere nulla». Cosa serve per evitare questo fenomeno? «Prevenzione, prevenzione nelle scuole, negli ambulatori, spiegando che anche le pasticche, gli oppiacei, le droghe leggere, sono veleno per i bimbi. Anche lo sballo del sabato sera con sostanze di ogni tipo è veleno che arriva direttamente al bimbo che nascerà, anche chi fa uso sistematico di cannabis mette a rischio la gravidanza», sostiene il neonatologo che, mai come oggi, chiede l'istituzione di un Registro, come quello per i bambini abbandonati in ospedale. L'Istituto superiore di Sanità non è favorevole, perché sarebbe una sorta di “schedatura” delle persone appena nate. «Il nostro compito è intercettare il problema perché il fenomeno è esteso». 
 

Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 07:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA