Discoteche aperte a giugno, l'appello di 33 locali romani alla Regione: «Test sierologici all'ingresso»

Venerdì 29 Maggio 2020 di Marco Pasqua
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«Discoteche aperte a giugno»: l'appello di 33 locali romani, pronti con test sierologici all'entrata

Si sono riuniti in un grande locale, nella zona dello Stadio Olimpico. Distanze di sicurezza e mascherine sul volto. Un incontro riservato, a porte chiuse, per elaborare un documento che, a conti fatti, è un appello alla Regione, perché tenga in considerazione le loro esigenze (e il loro futuro). Trentatré discoteche della capitale - dal Piper a Spazio 900, dal Toy Room al Nice - per un totale di circa 2000 persone impiegate rimaste senza lavoro: un giro di pubblico che oscilla intorno alle 30mila persone a notte. «Arrivano segnali, da più parti, sulle riaperture delle discoteche – spiega un portavoce di questo neonato comitato spontaneo – Dal Veneto alla Puglia si parla di ripartire a metà giugno. Per questo vorremmo parlarne con la Regione Lazio». Non è una richiesta di riaprire senza regole e in maniera incondizionata. «Intanto vorremmo far partire l’intrattenimento solo nei locali all’aperto – precisano – E poi vogliamo sostenere la Regione nella ricerca dei cosiddetti asintomatici». 

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TEST SIEROLOGICI ALL’INGRESSO
Qualcuno ha già avviato un tavolo con alcune cliniche private, per effettuare i test sierologici, su base volontaria, all’ingresso delle discoteche, ad un prezzo che si aggira sui 4 euro (grazie ad un acquisto di uno stock elevato di test). «All’entrata ci sarebbe una specie di presidio sanitario – spiegano – che girerebbe i dati alla Regione per il database legato al Covid». Non solo: l’idea è quella di sistemare anche dei termoscanner in entrata, per misurare la temperatura di tutte le persone. «Noi non siamo la cosiddetta movida selvaggia che si vede per le strade – spiegano – Anzi, noi siamo contro quel tipo di assembramenti senza regole. La nostra sicurezza verrebbe formata per evitare situazioni di pericolo. Pensiamo che sia importante ripartire, perché ci sono strutture abusive e persone spregiudicate pronte ad organizzare feste e rave, senza i dovuti permessi. Noi siamo per le regole, ma chiediamo un confronto per un settore che è stato dimenticato». «In molti Paesi esteri, la musica è considerata come cultura: pensiamo alla Germania – dicono ancora – Da noi non è così, eppure diamo lavoro e facciamo girare l’economia. E’ arrivato il momento di darci delle risposte, ovviamente senza mettere a repentaglio la sicurezza delle persone».

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Ultimo aggiornamento: 11:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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