Disabile 12enne picchiata e filmata a Roma: nuove aggressioni, tre baby-bulle verso il processo

Disabile 12enne picchiata e filmata a Roma: nuove aggressioni, tre 14enni verso il processo
di Michela Allegri
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Lunedì 11 Aprile 2022, 07:31 - Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 09:17

Un pestaggio ripreso con il cellulare e pubblicato sui social, l’apertura di un’inchiesta penale, addirittura l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Non è bastato. Dopo tutto questo, la piccola Paola - il nome è di fantasia -, dodicenne disabile vessata da un branco di bulli, ha subito altre minacce ed è stata nuovamente aggredita. L’ultima intimidazione, tre settimane fa, fuori dalla scuola, a Roma: è stata accerchiata da un gruppo di coetanei. Circostanza che ha spinto la famiglia a presentare un’integrazione di querela e la Procura dei minorenni ad aprire un altro fascicolo d’indagine. Ora l’adolescente è terrorizzata, ha paura a uscire di casa da sola anche per fare pochi passi. Sul caso indagano i carabinieri.

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L’UDIENZA

Nel frattempo, il filone principale, quello sul pestaggio avvenuto lo scorso 2 aprile e filmato da uno degli aggressori, è chiuso. I magistrati hanno formulato una richiesta di rinvio a giudizio a carico di due ragazze di 16 anni e di un quindicenne. Anche altri tre giovanissimi hanno picchiato Paola - due femmine e un maschio -, ma non sono imputabili, perché hanno meno di 14 anni. Nel capo di imputazione il pm scrive che gli adolescenti avrebbero agito «in concorso tra loro», accerchiando la vittima e colpendola con calci e pugni. Paola aveva riportato lesioni guaribili in 36 giorni.

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Gli inquirenti contestano ai responsabili anche l’aggravante di avere agito per motivi abbietti e futili. A scatenare la furia del branco, infatti, come denunciato dalla madre della ragazzina, sarebbe stato un like sbagliato su Instagram. I fatti risalgono al 2 aprile dello scorso anno.

Il caso aveva provocato la reazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e delle ministre Erika Stefani e Mara Carfagna, che avevano espresso solidarietà alla vittima, chiamando i genitori al telefono. Ad assistere la ragazzina e i suoi familiari è l’avvocato Eugenio Pini, legale del Centro Nazionale Contro il Bullismo - Bulli Stop, presieduto dalla professoressa Giovanna Pini, che anche quest’anno, per la quarta volta, ha ricevuto dal capo dello Stato la Medaglia Presidenziale per l’impegno sociale profuso con Bulli Stop.

Ma ecco i fatti, avvenuti in un parchetto a Roma nord. Paola viene prima strattonata e poi colpita al volto da una delle bulle. Viene afferrata per i capelli e spinta verso il basso. La vittima cade a terra e l’altra ragazzina si scaglia contro di lei, la immobilizza e la picchia con pugni violentissimi. Un coetaneo sta riprendendo tutto con il cellulare. Nel frattempo, altri minorenni prendono parte al pestaggio: alcune ragazze sferrano calci e strattonano, intervengono anche due maschi. Paola è accerchiata.

Un’altra adolescente sembra voler liberare la vittima dalla morsa della prima bulla, ma, passato qualche secondo, si china sulla dodicenne e comincia a colpirla con violenza. Anche una seconda ragazzina all’inizio cerca di togliere la vittima dalle grinfie dell’amica, ma pure lei colpisce Paola con un paio di schiaffi. Alle fine, le bulle vengono fermate e allontanate e, con loro, se ne vanno anche i ragazzini che hanno partecipato all’aggressione. La dodicenne rimane sola, si mette seduta, guarda nel vuoto. Ha il volto gonfio per i pugni e le braccia piene di graffi. La sua maglietta è sformata e strappata. Il cellulare continua a filmare. L’aggressione non è ancora finita: viene ripetuta per ore nel video fatto da uno degli adolescenti presenti, che viene pubblicato in una diretta Instagram. Partono commenti, reazioni, like.

Una delle bulle si vanta: «Guarda le bombe che le ho dato», dice. Paola finisce al pronto soccorso, accompagnata dalla madre. Riporta un trauma cranico e diverse lesioni: i giorni di prognosi sono in tutto 36. Ma le ferite più gravi sono quelle nell’autostima: è fragile e i bulli se ne sono approfittati. E anche ora, a distanza di un anno, la ragazzina ha paura, soprattutto perché ci sono stati altri episodi di vessazione. Ma la Procura è già al lavoro. 

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