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Roma, dipendenti comunali a casa e atti a rilento: «Il salario legato ai risultati»

Roma, dipendenti comunali a casa e atti a rilento: «Il salario legato ai risultati»
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Martedì 5 Gennaio 2021, 08:01

Lavoro smart, sì, ma non soft. Soprattutto se la busta paga è invariata. Il Comune di Roma è pronto a rivedere a fondo lo smart working, per evitare che molti travet col turno in modalità agile - insomma dal salotto di casa - rendano meno di prima, a tutto danno dei cittadini. La riforma è stata abbozzata, entro fine mese sarà spedita al Ministero della Pubblica amministrazione. Del resto è stata la ministra Fabiana Dadone a chiedere agli enti locali di consegnare entro il 31 dicembre il Pola, vale a dire il piano operativo del lavoro agile.
A marzo, quando l'Italia ha chiuso causa Covid, non c'era tempo di attrezzare la macchina burocratica a dovere, per permetterle di lavorare a pieno ritmo anche con gli impiegati al pc di casa. Col lockdown di mezzo, l'urgenza era ridurre le possibilità di contagio, svuotare gli uffici in tutta fretta, sgravare i mezzi pubblici degli spostamenti non necessari. E così buona parte degli impiegati capitolini - fino al 70%, ora si è scesi al 50% - è stato dispensato dalla timbratura del cartellino, anche se il controllo sulle performance è stato inevitabilmente lasco, approssimativo.

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Proprio perché, come detto, si è dovuto imbastire il tutto nel volgere di pochi giorni. Solo per alcuni settori considerati prioritari, vedi il Sociale che ha smaltito decine di migliaia di richieste per i buoni spesa, ci si è soffermati sulla qualità effettiva del servizio, perché in quel caso anche in piena pandemia ai cittadini toccava dare risposte in tempi rapidi. Negli altri comparti, si è andati avanti come si poteva. E mentre tanti dipendenti hanno lavorato come se non più di prima, altri evidentemente ne hanno approfittato per tirare i remi in barca. Col rendimento in calo dal Commercio, al Turismo, al Patrimonio. Lo stesso assessore allo Sviluppo economico, Carlo Cafarotti, in un'intervista al Messaggero di due giorni fa lamentava: «In Comune la macchina amministrativa va riorganizzata, a maggior ragione dopo il Covid, oggi manca una misurazione delle performance dei dipendenti. Con lo smart working la situazione è peggiorata, è il momento d'intervenire».

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Già prima dell'uscita dell'assessore allo Sviluppo, in Campidoglio si era mosso il titolare delle Risorse Umane, Antonio De Santis. Tanto che il piano ha già iniziato a prendere forma ed è stato discusso col direttore del dipartimento Personale, Angelo Ottavianelli. La filosofia di fondo è una: ogni dipendente che vorrà lavorare lontano dall'ufficio dovrà firmare un nuovo «contratto» con l'ente. Un progetto ad hoc per ogni addetto, con tanto di obiettivi prefissati dal superiore. Niente di nebuloso o di generico: traguardi molto concreti. Esempio: per i dipendenti del Commercio un tot di pratiche da raggiungere a fine mese, per gli avvocati comunali un certo numero di cause e ricorsi, per gli impiegati degli appalti la firma di bandi di gara o aggiudicazioni. Tutto misurabile, in modo tale che anche il dirigente a fine anno possa annotare i risultati in una relazione. E solo se corrisponderanno al programma pattuito con l'amministrazione scatterà il premio. Altrimenti il manager resterà a secco.

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CARTELLINO ADDIO
Molti dipendenti andranno avanti con i turni «agili» anche dopo la pandemia, in modo strutturale. E successi e flop influiranno sullo stipendio. In particolare sulla parte variabile, il cosiddetto salario accessorio, circa il 20% del totale in busta paga. Anche in ufficio gli spazi saranno rivisti: meno scrivanie classiche, debutterà il co-working, con la possibilità per i dipendenti di lavorare nello stabile del Comune più vicino a casa, non necessariamente in quello dove ha sede la divisione di appartenenza. Palazzo Senatorio metterà a bilancio 9 milioni di euro in 3 anni per comprare e allestire queste «docking station», postazioni dove i travet potranno accomodarsi, connettersi e (si spera) smaltire pratiche velocemente. Non tutti e 24mila gli addetti del Comune saranno, come si dice in gergo, «smartizzabili»: sicuramente non i vigili o le insegnanti. Così come i giardinieri e gli uscieri. Per loro resterà il caro vecchio cartellino.

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