Roma, il video-choc dell'ultrà: «So chi ha ucciso Diabolik»

Martedì 3 Settembre 2019 di Alessia Marani e Camilla Mozzetti

Colpo di scena nelle indagini sull'omicidio di Diabolik, al secolo Fabrizio Piscitelli, il capo ultras della Lazio, morto ammazzato con un colpo alla nuca sparato da un killer il 7 agosto scorso in un parco di Roma. Ieri mattina, Fabio Gaudenzi, 47 anni, suo amico e legato alla galassia criminale del Mondo di Mezzo, è stato arrestato nella sua abitazione alle Rughe, a Formello. Dopo aver esploso a vuoto dei colpi in casa, un vicino, allarmato, ha chiamato il 112. Sul posto sono arrivati i carabinieri ma Gaudenzi ha chiesto espressamente di parlare con la Squadra Mobile che sta portando avanti le indagini sull'omicidio di Diabolik. Quando gli agenti sono arrivati, in casa oltre a un revolver 357 aveva una mitraglietta e l'arresto è scattato per possesso di armi da guerra. «Mi sto consegnando al Questore di Roma e parlerò del mandante dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli e di tanto, tanto altro ma solo con il dottor Gratteri. Perché questa è la mafia vera, e non quella del 2014», ha detto riferendosi a Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, da sempre in prima linea nelle operazioni contro la ndrangheta. Una volontà che potrebbe riabilitare, per l'omicidio di Piscitelli, la pista dei calabresi, da anni impegnati, in accordo con altri gruppi criminali, a gestire il traffico degli stupefacenti e non solo in determinate zone di Roma.

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LA DICHIARAZIONE
La dichiarazione è contenuta in uno dei due video da lui girati domenica, giorno del derby, e caricati su YouTube ieri prima dell'arresto. Gaudenzi, detto Rommel, un passato da rapinatore ed ex ultras giallorosso fondatore di Opposta fazione, era già stato condannato a 2 anni e 8 mesi nell'inchiesta Mondo di Mezzo. Ora si trova rinchiuso in isolamento nel carcere di Rebibbia. «Non sapevo nulla dei video, mi ha telefonato la Mobile per dirmi che lo avevano arrestato», ha detto il suo avvocato Veronica Paturzo. Le affermazioni di Gaudenzi sono al vaglio degli inquirenti che ne stanno verificando l'attendibilità. Oggi la Squadra Mobile invierà un'informativa alla Procura sui due video, mentre sarà la Procura di Tivoli, per competenza territoriale, a procedere sulla vicenda delle armi. A breve Gaudenzi sarà ascoltato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia, sul tavolo potrebbero esserci già nomi e posizioni da approfondire.

LE REGISTRAZIONI
Con il volto coperto da un passamontagna nero, il bastone in legno che usa per camminare, una felpa con l'immagine di Lupin e la scritta Incorregibili, trascinato in manette dai poliziotti e la pistola in pugno, ha annunciato nel secondo video, postato sul web, il suo imminente arresto e soprattutto le rivelazioni su chi è il mandante dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli. Gaudenzi si è filmato mentre era seduto su una sedia davanti a una parete bianca con una foto vintage di Opposta fazione a San Siro alle spalle. «Mi chiamo Fabio Gaudenzi, sono nato a Roma il 3-3-1972 dice Appartengo dal 1992 a un gruppo elitario di estrema destra, denominato I fascisti di Roma Nord con a capo Massimo Carminati». Elencando poi la lista degli altri appartenenti al sodalizio, tra cui diversi ultras passati a miglior vita: «Fabrizio Piscitelli, Luca Caroccia, Fabrizio Caroccia, Elio Di Scala, Maurizio Boccacci, Brugia Riccardo e Massimo Carminati». «Vorrei essere processato e, se giusto, condannato per banda armata come dovrebbe essere Massimo Carminati e Riccardo Brugia aggiunge Noi non siamo mafiosi, ma siamo fascisti, e lo siamo sempre stati e lo saremo sempre. A Massimo Carminati la mafia fa schifo, la droga fa schifo e anche a me fa schifo tutto questo». Prima di questo video, Gaudenzi ne ha pubblicato un altro, girato sempre domenica scorsa.

LE MOTIVAZIONI
Di fatto si è consegnato. Ma perché lo ha fatto? Rommel si è sentito braccato, quasi come un morto che cammina nel mirino degli stessi mandanti dell'omicidio del Diablo? Con tre fogli alla mano, il 47enne si è scagliato poi contro gli «infami». «Sto consegnando al diavolo una lista di donne, di uomini di giovani di vecchi che in questi 30 anni hanno pensato bene di comportarsi da m.... nei nostri confronti». E giù un'altra serie di nomi, tra cui quello di un maresciallo dei carabinieri della stazione Le Rughe «che non merita dice neanche di portare la divisa». Tirando in ballo un sottufficiale non da molto tempo in servizio nella frazione di Formello. A quanto si apprende gli unici rapporti intercorsi tra i due riguarderebbero la condizione del 47enne: sottoposto alla sorveglianza speciale con l'obbligo di soggiorno e di presentazione in caserma. Un uomo dunque da controllare.
 

Ultimo aggiornamento: 15:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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