Diabolik, Calderon scaricato dalla donna che temeva di essere accusata. «L'hai fatto con la pistola mia»

La testimone chiave: avevamo liti frequenti, eravamo molto uniti dal nostro lavoro: le rapine

Diabolik, Calderon scaricato dalla donna che temeva di essere accusata. «L'hai fatto con la pistola mia»
di Camilla Mozzetti
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Mercoledì 22 Dicembre 2021, 06:42

Il suo nome l'ha fatto per non rischiare di pagare una colpa che non le apparteneva e lo scorso 13 dicembre, di fronte al pm, ha raccontato tutto avvalorando le intercettazioni raccolte dalla Squadra Mobile. Ha raccontato di quell'amore folle e disgraziato, fatto di botte e di riavvicinamenti, alimentato da quel comune «lavoro» che sette anni fa li aveva fatti incontrare: le rapine. A tradire Raul Esteban Calderon è stata la sua ex compagna, una donna romana di 47 anni con una figlia di cinque avuta dall'argentino accusato oggi dell'assassinio di Fabrizio Piscitelli.

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«È stato Raul a dirmi di aver utilizzato la 9x21 per commettere l'omicidio», dirà a verbale prima di essere trasferita in una località protetta. E quell'arma - non ancora ritrovata - gliel'aveva messa in mano proprio lei. I due si conoscono nel 2013 quando la donna, già pratica di rapine ma come cane sciolto, incontra Calderon che invece ha rapporti con i fratelli Bennato a tal punto che «Leo» (Leandro ndr) «frequentava la nostra casa - dice la donna - tanto che è il padrino di nostra figlia».

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Ne nasce una coppia esplosiva e gli ingredienti ci sono tutti: la passione, la follia, il crimine. «Anche se avevamo frequenti litigi eravamo molto uniti dal nostro lavoro». Sembra una moderna narrazione alla Bonnie e Clyde la cui rovina inizia l'11 aprile 2019.

 


L'INIZIO DELLA FINE
Quella mattina l'ex compagna dell'argentino - già arrestata con Calderon nel 2014 per una tentata rapina in una gioielleria di via Stimigliano (Roma Nord) - fa irruzione in un'altra attività di preziosi sulla Casilina. Con lei ci sono due uomini, il colpo va a segno: la banda si porta via gioielli per 200 mila euro ma anche una pistola, una calibro 9x21 semiautomatica che il titolare della gioielleria aveva tirato fuori da sotto il banco nel tentativo di difendersi. L'uomo ieri mattina, intorno alle 13, stava togliendo bracciali e orecchini dalle vetrine: «Non parlo di quel giorno», ha tagliato corto.

Ma è da quell'11 aprile che la coppia di rapinatori entra in crisi perché la donna, il 21 agosto 2019 viene arrestata per la rapina sulla Casilina e dopo l'omicidio del capo ultrà mette insieme i pezzi: non trova più l'arma nascosta insieme ad una 7,65 in un'anfora. Un posto ritenuto sicuro. Ma che invece non lo era. Le pistole, o meglio, le «bambine» le aveva prese Calderon e lei «non doveva preoccuparsi di nulla». Ma poi capisce, perché tutta Roma lo sa cos'ha fatto l'argentino.

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LA TESTIMONIANZA
Ed esplode perché teme che «Calderon, come le ha pure detto esplicitamente - si legge nell'ordinanza dei gip Tamara De Amicis - possa far ricadere su di lei la responsabilità dell'omicidio». «Io te rompo la testa» dirà Calderon solo il 23 novembre scorso mentre parla al telefono con l'ex compagna senza sapere di essere intercettato. «A me non mi minacciare... te lo dico!» e lei risponde: «Mica perché hai ammazzato uno pensi che c'ho paura de te?». Qualche ora più tardi i due si sentono nuovamente: «...ma sei te che hai ammazzato a Diabolik con la pistola mia... lo sanno tutti». Calderon nega: «tu stai male» ma la donna replica: «m'hai rubato la pistola pe fà n omicidio de m....! fa che nessuno mai me viene a bussà perché dico tutto quello che so...». «Sono tornata sull'argomento di Diabolik con Raul a fine novembre - dice la donna al pm - mi ha insultato... ho replicato dicendogli che era stato l'assassino di Diabolik e che lo aveva fatto con la mia 9x21 e lui mi ha risposto ecco appunto con la tua».

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