Diabolik, ai funerali cori e saluti romani. Sulla bara la scritta «Irriducibili»

Mercoledì 21 Agosto 2019 di Camilla Mozzetti e Giuseppe Scarpa
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Diabolik, i funerali al Divino Amore: saluti romani all'arrivo. La polizia blocca esposizione feretro

Una cerimonia privata, ma anche un rito pubblico e collettivo, con cori e inni da stadio, saluti romani, fumogeni e qualche animo surriscaldato nei confronti delle forze dell'ordine. Così il suo "popolo" ha salutato Diabolik, al secolo Fabrizio Piscitelli, il capo ultras della Lazio assassinato con un colpo di pistola alla nuca lo scorso 7 agosto‎ al Parco degli Acquedotti. Il funerale, dopo una lunga trattativa con la famiglia, si è svolto nel pomeriggio al Santuario del Divino Amore, sulla via Ardeatina. 
 
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Solo 100 gli ammessi alla cerimonia, blindatissima: già da ieri sera erano scattati i dispositivi di sicurezza attorno alla camera mortuaria, al cimitero di Prima Porta - dove a fine cerimonia sarà portata la bara dell'ultras - e naturalmente al Santuario. Oltre 300 gli uomini delle forze dell'ordine schierati attorno al piazzale, dove si sono radunate centinaia di tifosi dietro a una transenna (forse non casualmente curva) attorno a una maxi-bandiera - l'unica - con gli occhi del Diabolik dei fumetti, da cui l'uomo, per anni leader del gruppo oltranzista degli 'Irriducibilì considerato vicino all'estrema destra, aveva preso il nome di battaglia. Un logo, quello degli occhi, ripetuto su numerose magliette. A distanza la stampa, relegata in un 'recintò a un centinaio di metri dal piazzale. Poco dopo le 14 arriva il feretro: è nero e lucido, con la scritta 'Irriducibilì su un fianco e gli occhi di Diabolik sulla parte frontale. 
 

 

Partono i cori da stadio e gli applausi e più di un braccio si alza nel saluto romano. Vengono visti entrare, tra i cento ammessi alla cerimonia, anche volti noti della Roma più nera; qualcuno riconosce inoltre il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso biancoceleste ucciso da un colpo di pistola nel 2007 a Badia al Pino, in provincia di Arezzo. E gli applausi si ripetono al termine della cerimonia, quando escono dal Santuario i primi dei cento ammessi a partecipare; a ruota esce il gruppo degli Irriducibili, da cui partono insulti e ostentati saluti romani all'indirizzo dei giornalisti. Ma non c'è ancora la salma. Qualcuno dispone, proprio di fronte alla transenna, due supporti bianchi, verosimilmente pronti ad accogliere la bara ed esporla all'omaggio pubblico degli ultras. 

Ma vengono fatti rimuovere, una squadra di agenti di polizia con caschi e scudi si avvicina al piazzale e qui gli animi si scaldano. Una ragazza, sembra proprio la figlia di Diabolik, si avvicina urlando alle forze dell'ordine: «Cosa siete venuti a fare» dice, mentre dalla folla sale il coro «rispetto, rispetto». Nel frattempo sul piazzale arriva un'ambulanza per soccorrere la vedova dell'ultras, che tra il caldo, la tensione e il dolore del lutto viene colta da un malore. Sono lunghi minuti di stallo, dove nel silenzio, a più riprese, viene chiamato il nome dell'ultras ucciso. 

Quando arriva finalmente il carro funebre, l'atmosfera è quella della curva: l'inno della Lazio, i fumogeni bianchi, celesti e viola, i cori. Non vogliono lasciarlo andare via: la folla supera la transenna dove sarebbe dovuta rimanere fino al termine della cerimonia e affianca il carro funebre per qualche decina di metri sul piazzale in un corteo improvvisato, come a seguirlo in processione sull' Ardeatina. Ma non è autorizzato, e non viene permesso. Finalmente la situazione si sblocca, e la bara di Piscitelli può proseguire il suo viaggio verso il cimitero di Prima Porta: sarà cremata.
 

Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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