Desirée, «lasciata morire dopo le droghe e lo stupro». In sette sotto accusa

Sabato 22 Giugno 2019 di Michela Allegri

L’hanno stordita con un cocktail di droghe e farmaci, l’hanno violentata per ore. Poi, l’hanno lasciata morire, impedendo alle altre persone presenti nello stabile abbandonato di via del Lucani, a San Lorenzo, di soccorrerla. Ora, la procura ha chiuso le indagini sul decesso di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina uccisa nella notte tra il 18 e il 19 ottobre dello scorso anno. A rischio processo, i quattro componenti del branco, Yusif Salia, Mamadou Gara, detto Paco, Brian Minteh, Chima Alinno. Sono accusati di violenza sessuale di gruppo e omicidio volontario aggravati.

Tra gli indagati - sette in tutto - ci sono anche l’amica di Desirée, Antonella Fauntleroy, Marco Mancini e Alexander Asumadu, tutti e tre devono rispondere di cessione di stupefacenti. Anche nei loro confronti l’aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza hanno chiuso le indagini, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio.

Nel capo di imputazione si legge che la Fauntleroy avrebbe «offerto, consegnato, ceduto e somministrato» a Desirée cocaina, eroina e medicinali contenenti sostanze psicotrope. In alcune occasioni avrebbe anche iniettato alla ragazzina dosi di eroina «che la minore aveva difficoltà ad assumere da sola». La sua posizione è aggravata da avere ceduto la droga a una minore dei 18 anni.

I quattro componenti del branco avrebbero somministrato a Desirée un mix di metadone, cocaina, eroina, quetiapina, diazepam, oxazepam e nordiazepam. Poi, «anche usandole violenza mediante costrizione delle braccia e delle gambe» - scrivono i pm - la avrebbero costretta a subire «ripetuti rapporti sessuali», anche mentre la ragazzina era incosciente. Lo stupro di gruppo è aggravato dal fatto di avere «profittato di circostanze di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa» e di avere commesso il fatto in danno di una minore. Dopo gli abusi, gli indagati avrebbero lasciato morire la sedicenne, che era andata in overdose.

Non solo l’avrebbero abbandonata, ma avrebbero anche impedito alle altre persone presenti di soccorrerla. «Meglio lei morta che noi in galera», avrebbe detto Salia. Al branco vengono contestate le aggravanti di avere agito «per motivi abbietti e futili», di avere «profittato di circostanze di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa», dell’avere agito con crudeltà, in danno di una minore e di avere provocato la sua morte per «conseguire l’impunità nel delitto di violenza sessuale di gruppo». I quattro sono anche accusati di cessione di stupefacenti.

Gara avrebbe utilizzato la droga per avere in cambio prestazioni sessuali e Minteh, in cambio delle cessioni, avrebbe ottenendo denaro e confezioni del farmaco Tranquirit, utilizzato per sedare Desirée. Intanto ieri il quartiere San Lorenzo ha ricordato Desirée: alla ragazzina è stato dedicato il giardino dell’asilo Regina Margherita, nella sede dell’Ipab Irai.

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