Desirée, il papà in lacrime al processo: «Ho cercato di salvarla ma non ho potuto fare nulla»

Lunedì 27 Gennaio 2020

Lacrime in aula per il papà di Desiree Mariottini, Gianluca Zuncheddu, sentito al processo sulla morte della 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita il 19 ottobre del 2018 all'interno di uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo a Roma. «Ho cercato di salvarla ma non ho potuto fare niente», ha detto l'uomo.

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Sul banco degli imputati, per la morte della giovane, ci sono 4 cittadini africani, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe, accusati di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori. In un'udienza a porte chiuse durata molte ore, sono stati sentiti oggi anche il medico legale che ha svolto l'autopsia e l'anamopatologo, il quale ha confermato lesioni compatibili con una violenza sessuale.

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Infine è stato ascoltato anche il nonno di Desiree, l'ultimo della famiglia a vederla in vita: l'uomo ha riferito di averla accompagnata da un'amica ma poi la 16enne ha telefonato - non dal suo cellulare - a casa per dire che non sarebbe tornata e che si fermava a dormire fuori.

 

Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 00:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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