ROMA

Roma, «Il romeno ucciso da Galioto». Sul Tevere c'erano i testimoni

Sabato 9 Maggio 2020 di Michela Allegri e Alessia Marani
Roma, «Il romeno ucciso da Galioto». Sul Tevere c'erano i testimoni

«L'abbiamo visto, siamo sicuri, era quell'uomo vestito di scuro e con il cane. Litigava e combatteva con la vittima, gli dava un sacco di botte e gli aizzava il cane contro, poi se ne è andato via a passo svelto lasciandolo a terra». Ci sono dei testimoni ascoltati dagli agenti del commissariato Trevi che inchiodano Massimiliano Galioto, arrestato in fragranza di reato e portato a Regina Coeli per avere picchiato a morte un clochard romeno di 38 anni, giovedì sera, sulla banchina del Tevere, sotto Ponte Sisto. Questa volta sarà più difficile per il punkabbestia di 45 anni, assolto nel giugno scorso dall'accusa di avere ammazzato in circostanze simili il giovane studente americano Beau Solomon, spinto e annegato nel fiume nell'estate di quattro anni fa, sfuggire alla giustizia. Quando la polizia lo ha fermato poco distante da Ponte Sisto, inoltre, Galioto aveva ancora le nocche delle mani scorticate, proprio come quelle di una persona che aveva da poco fatto a botte. Ma lui ha negato: «Stavo solo passeggiando con il cane, io non c'entro niente». E per il suo legale, l'avvocato Michele Vincelli, «Galioto non aveva lesioni sulle mani o sui polsi». Oggi Galioto sarà sentito dal gip nell'interrogatorio di convalida. Ieri la famiglia di Solomon ha chiesto che in Appello venga fatta giustizia, così come la sorella di Federico Carnicci, artista di strada toscano morto nel Tevere nel 2015, chiede che vengano fatte verifiche su Galioto che era nell'entourage del fratello: un altro delitto?
IL DEGRADO
Intanto lo scenario sulle banchine del Tevere. Ieri gli invisibili del Tevere erano ancora là con le loro tende da campeggio ancorate sotto Ponte Mazzini e Ponte Umberto I, le casupole tirate su ovunque ci sia la possibilità di un riparo su e giù da Castel Sant'Angelo. Come quegli esili bengalesi che pescano sul corso d'acqua per mangiare e vivono riparati nella cloaca massima, la fogna degli antiche romani, a due passi da Ponte Rotto. Secondo l'ultimo censimento del Nucleo Speciale Tevere della polizia locale stilato per il dipartimento delle Politiche sociali almeno 480 fantasmi abitano sulle sponde del fiume. Numero che non ricomprende tutti coloro che vivono nelle baraccopoli più nascoste tra i canneti più a Sud verso il Gra e più a Nord dove il corso si congiunge con l'Aniene: e qui c'è una città nella città, un dedalo di vie fangose con le stamberghe ai lati. «Abito nei pressi di piazza Navona - racconta Alessandra, designer arrivata da Milano - e scendo tutte le mattine per una corsetta in banchina, mai la sera, ho troppa paura». Papà e bimbi in bicicletta pedalano veloci accanto alla tendopoli, tra i resti di cibo e i panni addossati a stendini di fortuna. Ci sono vecchi gabinetti accatastati, persino un orto.
I MISTERI
Nessuno si ferma accanto a quei materassi puzzolenti. Se non ci fosse stata l'emergenza Covid, a marzo, sarebbe dovuto scattare un piano coordinato tra Polizia locale e Dipartimento alle Politiche sociali per trovare un'alternativa e dare assistenza ai senzatetto del Tevere. Ma poi le priorità sono diventate altre: le banchine sono state sbarrate al pubblico, la soluzione dei problemi rimandata ancora. E qui continuano ad annidarsi i parcheggiatori abusivi che risalgono su strada per estorcere denaro nelle sere (ormai spente) della movida, i pusher che trattano l'hashish e il crack. Ci sono bosniaci, serbi e maghrebini. Il popolo del Tevere è fluido ma anche gli italiani sono parecchi. Almeno una quindicina i coinquilini lasciati soli da Galioto.
La mattina del 2 novembre viene ripescato nel fiume il corpo di un clochard ucraino di 55 anni, ne dimostrava 70 e in zona, al Flaminio, un po' tutti lo conoscevano. Non era un incidente, ma qualcuno lo aveva scaraventato giù dal Ponte della Musica, un altro assassinio su cui la polizia sta indagando.
 

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