Decreto Sostegno, per bar e ristoranti di Roma è beffa aiuti: «Quasi la metà senza ristori»

Decreto Sostegno, per bar e ristoranti di Roma è beffa aiuti: «Quasi la metà senza ristori»
di Francesco Pacifico e Flaminia Savelli
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Domenica 21 Marzo 2021, 23:09 - Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 12:01

Perdite pesanti, ma non così ampie da poter accedere ai nuovi ristori decisi dal governo Draghi. «Dai nostri calcoli - fa sapere Luciano Sbraga, segretario della Fipe Confcommercio romana - quasi il 40 per cento dei bar e dei ristoranti della Capitale non riuscirà ad attivare le misure previste dal decreto Sostegni». Una beffa - anche se sarebbe sbagliato parlare di soldi dovuti, perché sono aiuti una tantum - per un settore, dove è altissima la tensione. Anche perché la permanenza in zona rossa del Lazio costerà nelle feste pasquali 50 milioni di incassi in meno. Per aumentare la platea di piccole imprese e partite Iva che possono attivare gli aiuti, il governo ha deciso di rinunciare allo schema dei codici Ateco, quelli che indicano le diverse attività.

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Ma siccome la coperta è corta (11 miliardi di euro a livello nazionale, dei quali 800 milioni destinati a Roma e Lazio) è stato introdotto un complesso schema per scremare chi ha diritto o meno al sostegno: il ristoro scatta, in estrema sintesi, per le aziende con giro di affari non superiore ai 10 milioni di euro e che abbiano registrato una perdita media lo scorso anno del 30 per cento del fatturato. La quale deve essere spalmata su 12 mesi e non su uno come in passato. «E questo meccanismo - nota Sbraga - penalizza ristoranti e bar della Capitale: con il fatto che tra una chiusura e un’altra, soprattutto in periferia, i locali hanno lavoricchiato, quasi il 40 per cento titolari registra in media una perdita di fatturato pari tra il 25 e il 27 per cento. In pratica, per un migliaio di euro in più, ristoranti e bar resteranno a secco».

Su 12mila attività, oltre 4mila non avranno il ristoro. «Credo che avranno più problemi i locali della periferia - aggiunge Sbraga - perché in Centro ci sono gestori che hanno lamentato anche perdite del 70 per cento e che quindi rientrano nel tetto deciso dal governo. Dai nostri calcoli un ristorante medio, con fatturato annuo di 550mila euro nel 2020, dovrebbe ottenere un sostegno da 5.500 euro, un bar di normali dimensioni, con un giro d’affari di 45mila euro all’anno, avrà un aiuto di 1.875 euro». Dall’inizio della pandemia 2mila su 12mila tra bar e ristoranti hanno chiuso o ridotto l’attività in attesa che le vaccinazioni di massa invertano il trend dei contagi. Tutto il settore della somministrazione al tavolo o al bancone lamenta minori affari per 2 miliardi di euro. E in quest’ottica spaventano le restrizioni a Pasqua, quando si sarà ancora in zona rossa.

PROSPETTIVE PREOCCUPANTI

Si, perché accanto ai ristori che non arriveranno, ci sono i mancati incassi per o titolari di bar e ristoranti che da un anno galleggiano tra chiusure prolungate e aperture a “soffietto”. Con la chiusura dei ristoranti già prevista per Pasqua e Pasquetta, il volume d’affari tra Roma e provincia segnerà meno 50milioni di euro. Soldi che avrebbero dato respiro alle piccole imprese della filiera gastronomica, indotto compreso. E molti gestori stanno pensando di non riaprire neanche quando il Lazio “uscirà” dalla fascia rossa. «Se il Lazio tornerà in giallo dal 29 marzo - dice Sergio Paolantoni, Presidente Fipe Confcommercio Roma e Lazio - si tratterebbe di aprire per un paio di giorni e poi di richiudere per Pasqua e Pasquetta. A molti ristoratori non conviene e non riapriranno quando usciremo da queste ultime due settimane di ulteriori chiusure, lo hanno già annunciato» .

 

Dallo scorso 15 marzo è infatti consentito solo l’asporto. Una limitazione imposta per le norme anti contagio che ha ulteriormente rallentato la difficile ripresa del settore. E ancora una volta sono i numeri a raccontare la crisi della ristorazione: nel primo trimestre del 2021, secondo Confcommercio, il volume d’affari ha subito una perdita di 500milioni di euro. «Sono numeri regionali – precisa il presidente Paolantoni- che però danno la misura del momento drammatico che stiamo vivendo». 

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