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David Tobini, parà ucciso in Afghanistan: la Difesa apre un'inchiesta

David Tobini, parà ucciso in Afghanistan: la Difesa apre un'inchiesta
di Mirko Polisano
4 Minuti di Lettura
Sabato 26 Marzo 2022, 07:53

Dopo la Procura ordinaria e quella militare, anche il ministero della Difesa indaga sulla morte del parà romano David Tobini, caduto in Afghanistan nel 2011. È stato il ministro Lorenzo Guerini a comunicare l'avvio di un inchiesta interna e l'istituzione di una commissione ad hoc per fare luce sulla dinamica della morte che, da quanto è emerso prima dalle perizie e poi dalla procura di Roma, è stata causata da «fuoco amico». A colpire Tobini, durante un combattimento nel deserto di Bala Murghab, sarebbe stato un commilitone che non era distante da lui. Una circostanza non appurata nelle fasi della prima inchiesta ma accertata a dieci anni di distanza grazie alla forza di volontà della madre del caporal maggiore scelto che, insieme al suo legale, ha chiesto e ottenuto la riapertura del caso.

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LA STORIA
Ne è seguita un'ulteriore inchiesta, questa volta a opera della procura militare che con dedizione di particolari e dopo aver riascoltato i testimoni, ha rispedito di nuovo tutto ai magistrati di piazzale Clodio con le proprie deduzioni dove si mettono in evidenza le «contraddizioni» fornite dai commilitoni di Tobini - specie la ricostruzione di chi gli era accanto - su come andarono i fatti quel maledetto 25 luglio di undici anni fa. «Ho comunque ritenuto opportuno - fa sapere il ministro Guerini - chiedere l'avvio di un'inchiesta formale per far esperire ulteriori approfondimenti sulla vicenda. L'inchiesta è stata disposta con la nomina, da parte del Capo di Stato Maggiore della Difesa, di una commissione ad hoc ed è tutt'ora in itinere. La vicenda-ha concluso Guerini- continuerà ad avere la mia costante attenzione». «Il fatto che sia stata disposta solo oggi una inchiesta formale - sottolinea Paolo Pirani, avvocato della madre di Tobini - dimostra che la precedente inchiesta sommaria avesse lasciato inesplorati molti aspetti significativi relativi alla dinamica dell'evento in cui David fu colpito mortalmente. L'auspicio è che con assoluta obiettività vengano prese in debita considerazione tutte le attività di indagine e gli approfondimenti compiuti dalla Procura Militare la quale non solo ha portato alla luce diverse contraddizioni rispetto a quanto inizialmente rappresentato ma ha avuto anche modo di evidenziare la grande abnegazione e il non comune spirito di servizio di David nel corso dell'operazione che gli è costata la vita» .«Ringrazio il senatore Gianluca Ferrara per aver presentato di sua spontanea volontà un'interrogazione parlamentare dopo gli articoli apparsi su Il Messaggero - dice Annarita Lo Mastro, mamma del paracadutista della Folgore caduto in Afghanistan - Voglio ribadire che per me le medaglie non sono un capriccio come si vorrebbe far intendere ma un segnale di dignità meritata. Perché su quella morte, se si leggessero gli atti attentamente e le indagini ben svolte, ci si accorgerebbe che l' accurata valutazione, come è stata definita, non è stata poi così accurata. Soprattutto, dalle carte si evince, così come dai rilievi svolti dai vari professionisti balistici, che la posizione assunta da mio figlio durante il combattimento non può corrispondere alle dichiarazioni del suo commilitone raccolte dai magistrati». È la stessa procura militare a mettere a verbale - nero su bianco - le «plurime contraddizioni tra le varie versioni fornite nel tempo» da uno dei commilitoni di Tobini (tale Russo, ndr) sulla posizione di David e sul presunto inceppamento della mitragliatrice di Tobini. Arma su cui, stando quanto verificato dall'ufficiale militare sul posto, «non si riscontrava alcuna inefficienza». Cosa è successo davvero quel giorno nel deserto di Bala Murghab?

 

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