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David Tobini, il parà morto in Afghanistan: «Il commilitone di David ha mentito»

Il parà romano è caduto in Afghanistan nel 2011

Il parà romano David Tobini sul mezzo blindato Lince in Afghanistan
di Mirko Polisano
4 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Luglio 2022, 11:06

Troppe contraddizioni nel racconto del commilitone di David Tobini, il parà romano caduto in Afghanistan nel 2011. Lo mette nero su bianco la procura militare che ha chiuso le indagini e trasmesso il fascicolo a piazzale Clodio, dove è attesa a giorni la decisione del gip per iniziare a far luce sulla morte del militare di 28 anni avvenuta «per fuoco amico» il 25 luglio di undici anni fa. I magistrati del tribunale militare hanno condotto le indagini senza tralasciare nessun particolare e riascoltando le versioni dei commilitoni di David che erano con lui quel giorno nel maledetto deserto di Bala Murghab.

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I FATTI

Cosa è accaduto davvero durante quello scontro a fuoco? Il commilitone di David ha raccontato che il caporal maggiore scelto, prima di essere colpito da un «insurgent» afghano, avrebbe avuto un problema di inceppamento con l’arma. Ma a smentire questa versione sono proprio i magistrati di viale delle Milizie. «Emergono plurime contraddizioni», si legge negli atti. In modo particolare, l’arma di Tobini, che avrebbe avuto un problema, è stata fatta analizzare da un ausiliario della polizia militare che non ha fatto «menzione di alcun contingente inceppamento». Anzi, il pubblico ufficiale ha precisato: «Non riscontravo alcuna inefficienza dell’arma, le parti risultano integre». Per i magistrati militari non ci sono dubbi: «Le conclusioni confliggono tanto con l’inceppamento plurimo (messo a verbale dal commilitone il 30 luglio dello scorso anno, ndr) quanto con quello singolo (del 20 settembre scorso) a meno che Tobini - scrivono ancora i pm - non fosse riuscito a disinceppare la Minimi proprio un istante prima del ferimento o in perfetta sincronia con esso». Tra le contraddizioni presenti nel racconto del commilitone ci sono anche l’ “esposizione” di Tobini - che avrebbe messo a rischio consapevolmente la propria incolumità - il numero di inceppamenti dell’arma e la condotta del commilitone di Tobini. Le conclusioni dei pm sono state trasmesse ai colleghi di piazzale Clodio che ora dovranno esprimersi a riguardo, dopo una prima chiusura del fascicolo. «Accogliere le richieste proposte con l’opposizione alla richiesta di archiviazione - ha detto Paolo Pirani, legale della madre di David Tobini - sarebbe un atto dovuto non solo per rispetto a David ma anche verso la procura militare che ha svolto una copiosa ed approfondita attività investigativa con la quale ha dato riscontro a tutte le istanze proposte dalla parte offesa».

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LA MAMMA
«Se anche questa volta, questo fascicolo venisse archiviato, non mi rimarrebbe che pensare alle parole che anni fa un magistrato mi disse in presenza di altri: “con questo fuoco amico, troppe teste sarebbero cadute” - dice Annarita Lo Mastro, mamma di David Tobini - Mi rivolgo a colui che ha spezzato la vita di David, di non crogiolarsi nella tranquillità di questa ingiustizia. Fino a quando non verrà tolto quel discredito affibbiato a mio figlio e che lo ha eternamente macchiato, io combatterò come madre affinché emerga la reale verità e gli venga rimossa quella divisa che indegnamente ancora gli permettono di indossare».

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