Roma, un’altra beffa sulle cremazioni: «Più veloci solo i nuovi casi»

Roma, un altra beffa sulle cremazioni: «Più veloci solo i nuovi casi»
di Francesco Pacifico
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Non soltanto tempi più lunghi a Roma per fare cremare i propri cari o per seppellirli, ma anche prezzi più alti per le esequie dei defunti a carico delle famiglie. Mentre le nuove procedure per velocizzare le autorizzazioni varranno soltanto per le future pratiche. Ancora ripercussioni per i romani da quando sono andate in tilt - per motivi diversi - le operazioni cimiteriali al Flaminio-Prima Porta, al Laurentino o al Verano. Con 859 salme da bruciare ancora in attesa e almeno la metà ancora da autorizzare, le agenzie funebri portano i feretri per le ignizioni fuori dal Lazio, soprattutto in Campania e in Calabria. E chiaramente c'è un aggravio dei costi sulla parte dei trasporti.

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In parole povere, nonostante il Comune abbia rinunciato ai 177 euro per l'autorizzazione a trasferire le salme fuori dalla Città eterna, un funerale con cremazione in questi ultimi giorni ha visto schizzare i prezzi di 600 o 700 euro, in media di un quinto in più. Perché con i posti per i loculi e i fornetti che scarseggiano o le operazioni di traslazione a rilento in tutti i campisanti romani, incenerire le salme resta la via più facile per garantire una sepoltura ai propri cari.
IL PIANO
Lunedì il presidente di Ama, Stefano Zaghis, dovrebbe scrivere in Comune per chiedere come i suoi predecessori di sbloccare le opere strutturali ferme da anni, come la costruzione di nuovi forni e che valgono circa una quarantina di milioni di euro di investimenti. Il prossimo 5 maggio si dovrebbe tenere un consiglio comunale straordinario con la sindaca Virginia Raggi sul tema dei cimiteri: le opposizioni sono pronte a mettere in risalto il fatto che i manager del comparto nominati dalla municipalizzata non avrebbero un'esperienza adeguata in questo campo e sarebbero stati scelti non seguendo le procedure necessarie. Senza contare che rinunciare ai diritti per le ignizioni fuori Roma, comporterà per le casse di Palazzo Senatorio una perdita secca vicina ai 2 milioni di euro, che potrebbe far accendere un faro alla Corte dei Conti per danno erariale.

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Il tema è caldo e non soltanto dopo che l'onorevole del Pd, lo storico Andrea Romano, ha denunciato che attende da due mesi per seppellire il figlio Dario. In Aula Giulio Cesare il Campidoglio, oltre a scusarsi per i disagi e a ricordare gli effetti legati all'aumento dei morti per il Covid, sicuramente ricorderà lo sforzo fatto per velocizzare le pratiche per autorizzare le cremazioni fuori dal territorio capitolino, che da domani si dovranno presentare soltanto negli uffici comunali di via Petroselli, senza passare per gli uffici di Ama. Ma anche questa modifica - che prova a risolvere il nodo del deficit di personale della municipalizzata nella sua anagrafe cimiteriale - ha secondo le agenzie funebri il sapore della beffa: l'iter accelerato varrà per le nuove richieste, non per quelle vecchie, che devono comunque essere elaborate da via Calderon de La Barca. La stessa Ama, durante una conferenza di servizi, ha promesso di chiudere l'arretrato in poche giorni, poi si dovranno comunque fare le operazioni di cremazione. Ieri l'azienda ha comunicato che dal «19 aprile, presso il cimitero di Prima Porta, sono state cremate 280 salme, 34 in più rispetto alla settimana precedente».

 

Domenica 25 Aprile 2021, 08:35 - Ultimo aggiornamento: 08:37
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