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Cranio Randagio, l'amico in aula: «La sera dopo la sua morte sembravano tutti troppo tranquilli»

Cranio Randagio, l'amico in aula: «La sera dopo la sua morte sembravano tutti troppo tranqulli»
di Francesca De Martino
3 Minuti di Lettura
Giovedì 14 Aprile 2022, 21:09

«A piazza Strozzi la situazione era surreale, sembrava una serata normale. C’era un clima rilassato, senza pesantezza». In realtà, era passato solo un giorno dalla tragedia. È quanto raccontato ieri a processo da altri due testimoni chiamati a ricostruire in aula, davanti al Tribunale, la serata successiva alla morte del rapper ventunenne di X Factor Vittorio Andrei Boi, in arte “Cranio Randagio”. L’artista romano era stato trovato senza vita il 12 novembre 2016, dopo una festa di compleanno, in un appartamento alla Balduina. I giovani, amici dell’artista, hanno raccontato al giudice Sabrina Lorenzo dell’incontro, con alcuni ragazzi presenti al party, avvenuto  24 ore dopo il decesso del rapper. Uno dei testimoni aveva registrato l’appuntamento e il file ieri è stato prodotto dall’avvocato di parte civile, Marco Macchia.

LA TESTIMONIANZA
Sul banco degli imputati ci sono tre amici della vittima: Francesco Manente, 30 anni, accusato di detenzione di stupefacenti e di morte come conseguenza di altro delitto, Pierfrancesco Bonolis, 27 anni, e Jaime Garcia De Vincentiis, 28 anni. Agli ultimi due (non tre come erroneamente scritto nell'edizione cartacea) il pm Giovanni Nostro contesta il favoreggiamento, per aver cercato di coprire l’amico. Il decesso del giovane sarebbe avvenuto per l’assunzione di un mix di droghe. «Volevo capire com’era morto il mio amico e, per questo, mi ero voluto incontrare con alcune delle persone presenti – ha detto ieri uno dei testi – Siamo andati in piazza Strozzi in quattro e c’erano circa cinque persone ad aspettarci, ma io ho parlato soprattutto con Bonolis, proprietario dell’appartamento, in maniera molto tranquilla per sapere di più sulla morte di Vittorio, se si poteva salvare. Nel frattempo ho registrato tutto».

Sulla provenienza droga, ha aggiunto: «Non mi sono soffermato molto, ma Bonolis mi ha detto che la droga portata alla festa era della zona e che sarebbe stato facile risalire al contatto del pusher. Non sapevo nemmeno che Vittorio facesse uso di quelle sostanze». Sull’atmosfera che c’era a piazza Strozzi, il giorno dopo la tragedia, un caro amico del fratello di Cranio Randagio, ha riferito altri dettagli: «La situazione era surreale – ha precisato il ragazzo - Sembrava una normale serata, c’era una situazione rilassata senza pesantezza. Tutti hanno parlato con Bonolis e a me ha dato l’impressione di una persona spaesata sotto choc». E ancora: «Ci disse che Vittorio e altri usarono sostanze come cocaina e chetamina. Non avevo mai visto il mio amico usare altre sostanze se non spinelli. Non sono sicuro, ma Bonolis mi disse che Vittorio uscì due volte di casa, forse per prendere qualche sostanza: prima con una ragazza e dopo con un tale Jaime». A piazzale Clodio, dal banco dei testimoni, è stato sentito anche il fratello del rapper, Sergio: «La sera della tragedia ero rimasto a casa mia. Non mi sono accorto se Vittorio fosse rientrato. Abbiamo un cane e, nel caso, quasi sicuro avrebbe fatto rumore». Il 15 maggio prossimo toccherà agli imputati parlare.
 

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